trackFinger for After Effects su iPhone

TrackFinger: considerazioni (obiettive (?))

TrackFinger AE è ufficialmente in vendita dal 2 gennaio, sono passati ben 17 giorni oggi. A dire la verità la prima versione di trackFinger AE è uscita intorno al 30 dicembre scorso, ma non è mai stata pubblicizzata in nessun modo dato che ci siamo accorti contenere un piccolissimo bug, che abbiamo risolto immediatamente con la versione successiva, quella, appunto, in vendita dal 2 gennaio.

Per i primi quattro-cinque giorni, potrei dire che non è successo assolutamente nulla, poi, il 7 gennaio, per qualche motivo a me ancora ignoto, il mondo si è accorto di questa applicazione. Un piccolo trafiletto su questo sito ha fatto sì che il grande sito Pro Video Coalition si accorgesse dell’app e pubblicasse un piccolo trafiletto, un articolo molto breve in cui, tra l’altro, non si capiva effettivamente di cosa si trattava. Secondo me Pro Video Coalition è effettivamente uno dei tre siti più seguiti al mondo da chi si occupa di fare postproduzione. Quel piccolo trafiletto ha fatto sì che il numero di visite al sito trackFinger.com esplodesse. Ed è esploso davvero, un valore di circa 20 volte superiore a quello del giorno precedente.

Poi, subito dopo, alcuni guru della postproduzione e, soprattutto, di Adobe After Effects, hanno guardato effettivamente il video di presentazione e hanno capito cosa fa trackFinger. E hanno iniziato ad usare twitter per farci, involontariamente, una stratosferica meravigliosa pubblicità!

Motionworks a proposito di trackFinger
Motionworks a proposito di trackFinger
Aharon Rabinowitz a proposito di trackFinger
Aharon Rabinowitz a proposito di trackFinger

Sono iniziate le vendite.

Come ho già detto le vendite sono altissime per un prodotto che non ha nemmeno una versione di prova gratuita, ma decisamente risibili nel complesso. Lo ammetto, lo ripeto, non credo che raggiungeremo mai il punto di pareggio, però devo dire di essere soddisfatto, soprattutto per un motivo: il sito e nella fattispecie il video promozionale sono serviti a fare capire al mondo che cosa fa trackFinger.

E questo significa una sola cosa: per la prima volta ho fatto pubblicità a me stesso, sono stato, contemporaneamente, produttore, prodotto, esecutore, ideatore, creativo, responsabile di marketing. E, credetemi, per quanto mi riguarda si tratta di una fatica immensa. Una bellissima scuola, in cui sto imparando ogni giorno un sacco di cose, ma in cui arrivo a sera e mi sento schiacciato da una pressa meccanica, un po’ come nel finale di Terminator.

La cosa che più mi diverte e stupisce è la quantità di amici su Facebook che mi contattano per farmi complimenti dicendomi “congratulazioni, stai avendo un grande successo!”. Mentre io, da buon contabile, faccio i conti di quanto ho investito in questo progetto e, purtroppo, quanto invece ne ricaverò… Ok, lo ammetto, il plauso di quelli che io considero i miei “eroi” sulla postproduzione mi ha fatto ringiovanire di qualche mese, però devo anche essere realista e costruttivo: in questo momento non sono solo un ragazzotto che sviluppa un’applicazione nel suo garage, sono anche un imprenditore che deve fare quadrare i conti.

trackFinger è un’applicazione verticale, molto verticale, significa che soddisfa (e molto) una fetta molto, molto sottile di pubblico. Il suo prezzo è fissato a $ 40 circa, un prezzo relativamente ragionato: se la si utilizza due-tre volte soltanto, si ripaga da sola, praticamente in un giorno solo sul set. Ma $ 40 sono una cifra enorme per quanto concerne un’applicazione su un dispositivo mobil, e forse una parte di me avrebbe preferito riuscire a pensare ad un’applicazione più orizzontale, in modo da farla pagare un dollaro soltanto. Ma a questo punto la nostra base di utenza avrebbe dovuto essere di 40 volte superiore. Non ne faccio mistero: chiunque preferirebbe vendere 400 applicazioni a $ 1 invece che 10 applicazioni a $ 40: si tratta, comunque sempre, di numeri, ma se la tua base di utenza è tanto ristretta, allora devi fare una sorta di calcolo delle opportunità. È in questo calcolo delle opportunità devi metterci dentro anche la soglia (psicologica) di sbarramento: chiunque può permettersi di “buttare via” un dollaro, probabilmente meno di un costo di un caffè, anche se nei paesi anglosassoni il caffè è qualcosa di opinabile, mentre 40 caffè iniziano a diventare più un investimento, qualcosa che deve fornire un ritorno. E notare che un investimento che restituisce un guadagno viene percepito in un modo, mentre un investimento che comporta un risparmio, comunque, viene percepito di valore molto, molto, molto inferiore…

Attenzione: tutte queste considerazioni le fa un povero disgraziato che di mestiere fa il regista e che ha studiato per diventare ingegnere informatico, non certamente qualcuno che si occupa, si intende, mastica, capisce qualcosa di economia e finanza.
trackFinger è costata tanto in termini di sviluppo, ma soprattutto in termini di “arredo”: il sito web, i tutorial, i manuali, la consulenza legale… Tutte cose che sono state un investimento in termini di “sto imparando qualcosa”. E credo che questo sia il vero motivo per cui nessuno ha sviluppato trackFinger prima di me: perché sarebbe costata troppo e di ricavi non sarebbero stati altrettanto numerosi.

Exmachina ha deciso di costruire ugualmente questo micro mondo proprio per imparare e permettere il piede, per la prima volta, in una scarpa nuova: essere clienti di noi stessi. Che è qualcosa di davvero difficile, credetemi: tanto difficile!

Due giorni fa abbiamo ricevuto la prima recensione ufficiale di trackFinger: da parte di questo sito, Premiumbeat, un sito relativamente minore ma comunque dotato di un certo seguito. Il business principale di questo sito è quello di vendere musica libera da royalty. Collateralmente hanno anche una redazione che si occupa di trattare notizie e argomenti del mondo della produzione e della postproduzione, in modo da mantenere un certo volume di traffico (e dunque anche un po’ di pubblicità). La loro recensione, devo ammetterlo, si basa sulla serie di video che ho pubblicato: non credo che abbiano mai provato effettivamente a disegnare qualcosa con un iPad e di inviarsi di dati di tracciamento; ne sono sicuro perché altrimenti avrei avuto notizia della cosa sui nostri log. Per inciso, noi non utilizziamo in nessun modo le e-mail e gli indirizzi relativi: teniamo traccia di tutto solo per motivi statistici ed essere più efficienti in caso si verificano degli errori.

Ad ogni modo la nostra campagna di marketing non è, per certi versi, nemmeno iniziata: stiamo aspettando di pubblicare la versione gratuita, che ha un sacco di limitazioni, in modo che chiunque possa provare la tecnologia sottostante e solo successivamente acquistare l’applicazione completa in caso ne abbia bisogno sul set.

Nel frattempo ieri sera ho inviato ad Apple la versione 1.1 di trackFinger (versione completa) che ha un sacco di migliorie al suo interno, è molto più veloce nel tracciamento su dispositivi ad alta risoluzione come gli iPad retina, e soprattutto, gira anche su iPhone.

IMG_0213

Se devo essere sincero la versione iPhone non è proprio le sette bellezze, però funziona, diciamo che io la considero come una sorta di accessorio utile ma non certamente il nucleo principale.

Tra l’altro questa versione di trackFinger cambia anche il suo nome: da trackFinger AE a trackFinger for After Effects, questo perché la mancanza delle paroline magiche “After Effects” nel nome facevano sì che non venisse trovata molto facilmente sull’App Store. Simpatica Apple e simpatici i suoi algoritmi di ricerca…

Cosa succederà da qui in avanti, sinceramente, lo ignoro. Il ciclo di vita dei trackFinger è quasi completato, manca soltanto un’ultima feature che voglio aggiungere a questo strumento, per poi, finalmente, passare oltre e pensare a qualcosa di nuovo.

Non è che trackFinger sia finita qui, anzi, lo sento come un figlio di cui mi sto occupando ogni giorno e che devo educare e fare crescere nel modo migliore possibile, però, come ho già detto, non posso permettermi di essere solo un giovane sviluppatore pieno di sogni, ma devo anche essere un imprenditore che, più o meno, deve generare del profitto dal proprio lavoro.

Bene, adesso tiriamoci su le maniche che è lunedì mattina è un’altra settimana più o meno interessante è iniziata… Buon lunedì a tutti quanti!

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