Mind the gap: il divario tra il videomaker e la produzione

Alice, propietaria di Locanda Montelippo

Il weekend scorso mi è capitato (ma certe cose non “capitano”) di essere invitato alla manifestazione Un paese e cento storie, una cosa bella, piccola, delicata, una di quelle cose che mi rende contento di fare le cose che faccio.

Ho capito, più o meno, quale sarebbe stato il mio ruolo nella faccenda solo dopo essere arrivato, nella fattispecie qui, Locanda Montelipo, un posto del quale non tesserò mai sufficientemente le lodi. Un posto dove non solo si mangia, si dorme e si sta bene, un posto di cui un po’ ti innamori. In parole povere: il mio compito è stato quello di realizzare un video dell’evento, da usare come strumento di marketing e promozione per l’anno successivo.

Per vari motivi non mi sono mosso con tutta l’attrezzatura di Deltaframe, anche perché si trattava di un invito personale, strettamente personale. Sono sceso giù con la mia Canon EOS 7D con il CineStyle Technicolor, il mio fido 28-70 mm (f 2.8), schede CF e il mio fido portatile. Simone è venuto giù con lo Zoom per la registrazione delle interviste. Niente luci, niente cavalletto, niente binari, niente magic arm, klamp e altro. Solo io e la mia camera.

L’obiettivo è semplice: da parte degli organizzatori avere del materiale video/foto/scritto, da parte mia realizzare un bel video con un investimento di forze compatibile con un impegno pro bono da produrre nello scarso tempo libero. E fin qui tutto bene.

Quello che un po’ mi perplime e intristisce è il fatto che, dato che non sono potuto scendere con tutti i macchinari (e le persone) che un progetto del genere, se appropriatamente finanziato, meriterebbe.  forse questo il punto di svolta: il fatto che se una cosa deve venire realizzata con il minimo indispensabile di attrezzatura e personale, inizia subito a costare qualche migliaio di Euro, non tanti, ma non zero. La discriminante è “solo io da videomaker allo sbando” oppure “una piccola produzione”. Non ci sono sfumature di grigio, non 50 né tantomeno 5; neanche una. C’è un gap, una distanza dovuta al fatto che il livello minimo di investimento necessario alla “costruzione” di una produzione video non è un valore continuo, ma discreto. C’è uno scalino, un gradone, che discrimina quello che posso, voglio e sono costretto a fare io da solo di notte, e una produzione che, seppur cheap, può e deve mettere in piedi per realizzare un prodotto di qualità sufficiente.

Questo significa che il video che io realizzerò non sarà di livello sufficiente? Non so, non credo, la postproduzione è sempre stato il mio cavallo di battaglia, sono sempre riuscito a tirare su del buon montato a partire da un girato più o meno “traballante”. La differenza fondamentale è che non mi sono potuto permettere delle buone luci per le persone intervistate, qualche carrello per le panoramiche e un cazzo di monopiede per un po’ di gioia collaterale di chi poi deve montare; io nella fattispecie.

Le moderne DSLR e software come FCPX consentono veramente anche all’ultimo degli stronzi di realizzare ottimi video, un esempio è quello che vedete qui, tirato dentro a forza in X, minimamente corretto e con l’audio della camera (non ho ancora i file dallo Zoom). Tempo di post: 5 minuti, più una trentina di tempo macchina per le varie stabilizzazioni, eliminazione del rolling shutter e correzione del colore. Notate come FCPX interpreti il movimento della talkin’ head, tra l’altro!

Insomma, qui, come sempre, non ho risposte, ma solo domande. La mia domanda è semplice: voi, videomaker di professione o professionisti che si autocastrano perché certe volte non c’è spazio/tempo/soldi/sbatti per mettere in piedi un minimo di produzione strutturata, come cazzo fate? Come vi ponete nell’ottica di realizzare qualcosa già sapendo che lo standard qualitativo della produzione auto-onanistica vi porterà a notti insonni e a bestemmie al Dio della post per riuscire a raddrizzare il tutto?

Voi, come fate?

Se rispondete nei commenti ve ne sarò infinitamente grato.

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14 pensieri su “Mind the gap: il divario tra il videomaker e la produzione”

  1. Per “talking head” si intende dire il mezzobusto, la persona che parla guardando in camera, diciamo il telegiornale.
    Nel caso in questione la testa si sposta, giustamente, e la stabilizzazione di FCPX tende a raddrizzarla, spostando dunque tutto lo sfondo! 😀

    1. Grazie per la delucidazione.

      Per quanto riguarda la tua domanda “voi come fate?”… come faccio io, che non sono un professionista: cerco di girare al meglio delle mie possibilità, facendo quanti più shot possibile (sino allo spazientimento/sfinimento della troupe).
      Poi però ti devi sempre confrontare con il compromesso, ovvero tra il decide se proseguire con “ci lavoro ancora una mezz’ora in post per migliorarlo” ed il “sono distrutto, va bene così, vado a dormire”…

      😉

  2. Magister perfezionista! 🙂
    Ma non sei tu che una volta mi hai detto di non pormi il limite della “povertà” delle attrezzature a disposizione? 😉

    1. Insomma, se leggi bene il mio non era un problema di perfezionismo, anzi!
      La mia era una richiesta di informazioni da parte di altri videoamatori o professionisti. In pratica vorrei capire come ognuno si confronta con la dualità tra video a basso budget (o senza budget) contro video con più ampio respiro.

      1. Sorry, non avevo colto questa sfumatura! 🙂
        Non posso parlarne in prima persona perchè ultimamente produco poco o niente col video, però rimembrando i miei studi di storia del cinema , sul trovare soluzioni creative per produrre progetti a basso o zero budget sono state costruite intere avanguardie… ad esempio la Nouvelle Vogue o il più recente Dogma di Lars Von Trier…insomma spesso per sopperire a mezzi più o meno poveri è stata calcata la via della sperimentazione anche estrema.

      2. Ma infatti non dico che senza $ non si possano fare belle cose. Il mio era un dubbio esistenziale sul fatto che su certi progetti non c’è e non ci deve essere il respiro della produzione più massiccia.
        E in quei casi mi scontro con il fatto che devo “non volere” e di conseguenza “non potere”…

      3. oppure si può cercare di raggiungere un compromesso tra ciò che si può e ciò che si vuole…. posso fare una citazione? 😉

  3. È bello sentire che qualcun altro si pone questa domanda.
    Anche io giro con le HDSLR, sono partito da zero e mi sono formato DIY.
    È una faticaccia fare tutto da solo, quindi lavoro sodo per crescere e realizzare IL MIO progetto.
    Ora sono costretto a pubblicare ciò che riesco a creare, in futuro spero di poter essere professionale (intanto mi vergogno ogni volta che vedo un mio vecchio lavoro).

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