La vera alta definizione

Ieri sera stavo preparando i materiali per l’emissione del mio ultimo spot televisivo. Come sapete io giro nostri spot con la mia fotocamera digitale, la Canon EOS 7D, In alta definizione, 1920 × 1080 pixel. Dato che gli spot che produciamo per questo cliente vanno solo su canali in definizione standard del digitale terrestre, la pipeline di post produzione prevede un output finale a 720p. Mi piace lavorare comunque a 720 e non in PAL perché lo spot viene comunque pubblicato anche su YouTube.

Qualcuno potrebbe chiedermi: come mai non effettui la post produzione a 1080? La risposta è semplice: come ho già detto diverse volte in precedenza, la vera risoluzione di questa generazione di fotocamere non è quella della piena alta definizione. In pratica, se giriamo a 1080 possiamo pensare di avere un buon video a 720. Gli effetti speciali e il compositing vengono realizzati tutti a 1080, ma in Final Cut la sequenza è impostata a 720.

Come dicevo, ieri sera ho preparato i file per l’emissione. Controllo sempre l’output su un vecchio televisore Sony, un CRT Trinitron di vecchia data.

E, come sempre accade, guardando quelle immagini che ho vissuto per diversi giorni in postproduzione su schermi LCD, finalmente su un tubo catodico… Beh, è qualcosa che mi ammalia ogni volta! È difficile da descrivere la sensazione, anche perché ormai qualsiasi strumento di visualizzazione è costituito da uno schermo piatto. Ma vedere le mie immagini su un vecchio televisore ha qualcosa di magico. Si riescono a percepire dettagli che, su altri schermi, sembrano lavati via. I colori sono eccezionali, morbidi, la fotografia ha tutto un altro impatto.

E, tutto d’un tratto, mi rendo conto che la maggior parte degli strumenti di creazione di contenuti digitali è stata pensata almeno 20 anni fa, quando il mezzo di visualizzazione era essenzialmente un televisore a tubo catodico. Pensiamo anche allo standard di compressione delle immagini, MPEG-2, che è stato standardizzato negli anni 90. Provate a guardare un DVD su un televisore CRT: troverete una definizione delle immagini e un colore assolutamente stratosferici. Guardate lo stesso DVD su un computer o collegato a un televisore LCD e ne noterete subito i difetti.

Qualcuno potrebbe dire che da MPEG-2 si sono fatti passi in avanti, soprattutto con lo standard H.264. Assolutamente vero, anche se l’obiettivo degli standard successivi è stato quello di incrementare l’efficienza: ovvero sia migliorare il rapporto tra qualità e spazio occupato. H.264 è essenzialmente uno standard ad ampio spettro di applicazioni, dalla televisione digitale alla compressione di video per la telefonia mobile. E infatti trovo che ultimamente i video si vedono sicuramente meglio sul mio telefono cellulare che sul mio televisore. Lo stesso dicasi quando connetto una sorgente digitale (in HD) al mio videoproiettore, Sono un fortunato possessore di strumento di proiezione e, quando posso, guardo i contenuti su uno schermo di base 80 pollici. Uno strumento di proiezione, seppur digitale, con una forte componente analogica. E quando le informazioni digitali passano attraverso questo grande filtro analogico, assumono una maggiore naturalezza.

Ma il problema, in quanto (paradossalmente) creatore di contenuti, è dato dal fatto che scopro che le mie immagini hanno un elevatissimo potenziale, guardandole su schermo CRT, ma nessuno mai le potrà vedere in quel modo. Ci sono contenuti di elevatissima qualità, un po’ dappertutto, e nessuno di noi li potrà mai fruire appieno, perché gli strumenti di visione non raggiungono le stesse caratteristiche di quelli di 20 anni fa…

Il mio direttore della fotografia preferito, infatti, mi dice sempre che trova veramente faticoso riuscire ad accontentare le richieste di chi desidera vedere bene un video su tutti gli strumenti di fruizione. Ed è un problema senza soluzione: non è praticamente più possibile vedere le cose bene come si potrebbe. Sarei felice se qualcuno mi spiegasse un metodo, una procedura per far sì che le mie immagini funzionassero bene su schermi LCD, anche se su CRT farebbero schifo. Tanto più nessuno usa un televisore CRT. Esiste questo metodo? Abbiamo una soluzione? Si può fare?

Qualcuno mi potrebbe obiettare che ormai il pubblico si è abituato ad avere perso questa qualità di visione. Dicono tutti che ormai la qualità dei programmi televisivi, degli spot, in generale di tutta la televisione si è notevolmente abbassata. Il fatto è che non è un problema di budget, ma di mezzo. Siamo passati dal tubo catodico all’imbuto non catodico. Andate in un qualsiasi negozio che vende televisori e guardate: a prima vista sembrano tutti belli, ma poi lo portate a casa e vi dovete accontentare di quello che passa il convento, ovverosia quello che passa in palinsesto. E non sto parlando di contenuti ma di forma.

Mi piacerebbe poter guardare quello schermo CRT molto più spesso, visualizzare anche durante la fase di postproduzione quello che ho girato su un TV che mi desse la possibilità di vedere veramente le immagini che ho realizzato… Ma non posso permettermelo: nessuno potrà mai vedere quelle immagini, per cui mi evito una cocente delusione e cerco di fare in modo che quello che produco abbia un senso se visualizzato su LCD. Mi regalo, solo quando devo andare in emissione, la visione dei miei spot su tubo catodico, un po’ come piccolo premio finale per un lavoro, avere la possibilità di vedere veramente quello che ho fatto, anche se solo per pochi istanti.

C’è un paradiso, da qualche parte, ogni tanto mi capita di aprire una finestra e di poterlo sbirciare. Posso pensare di essere contento se ho la possibilità di vederlo, ma ancora non ci posso entrare. Però so che che è lì, e questo, ogni tanto, mi rincuora.

E per quanto concerne lo spot? Beh, domenica lo mandano in onda, e ve lo posterò quanto prima…

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2 pensieri su “La vera alta definizione”

    1. Certo. Innanzitutto, però, dipende anche dal tipo di plasma. Ad ogni modo la percentuale di penetrazione dei plasma rispetto agli LCD è ridicola. Questo significa che pochissime, pochissime persone vedranno i miei lavori su un monitor di questo tipo.
      Torniamo, dunque, al discorso di partenza: la maggior parte del pubblico a uno strumento di fruizione che non rende giustizia al contenuto.

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