Suppakitchen: grazie per tutto il pesce

Cari amici,
prima di tutto vorrei ringraziarvi per il supporto più o meno diretto che avete dato a questo mio bislacco libro digitale sin dalle sue prime incarnazioni. È grazie a voi che ho continuato a scrivere le mie… “boiate” e costretto amici e parenti ad aiutarmi con le fotografie.
Suppakitchen però adesso deve cambiare ed evolversi in qualcosa di diverso da quello che è stato fino ad ora, per svariati motivi che però in qualche modo hanno tutti a che vedere con la piattaforma iBooks di Apple.
iBooks consente di creare titoli multimediali che non hanno praticamente nulla da invidiare ai vecchi CD-ROM, e che sono stati la mia prima fonte di guadagno quando ancora Internet era relegata ai laboratori del Cern di Ginevra e il web girava solo su computer NeXT, e se non sapete di cosa sto parlando tanto meglio. L’infrastruttura iBooks consente di aggiornare i testi e di inviare una notifica a tutti i possessori dei libri, ed è qualcosa di assolutamente unico e preziosissimo.
Però iBooks ha un sacco di altre limitazioni, prima fra tutta il fatto che gira solo su iPad. Tra poco anche su Mac, sì, ma si tratta sempre e comunque di una minoranza e di una limitazione non da poco. Questo fa si che si possa percepire in modo sbagliato il valore del libro, un po’ come se si trattasse di qualcosa per pochi eletti. Una volta una pubblicità diceva “per molti, ma non per tutti”; iBooks adesso è per pochissimi, altro che tutti.
In secondo luogo, altrettanto importante per me (attenzione: importante per me, non per il mio libro), è il fatto che una singola persona, da sola, senza il supporto di una casa editrice alle spalle, non può proprio pubblicare il proprio libro facendolo pagare, anche solo 1 euro: non solo il mercato è più ristretto, ma è anche free.
Dati questi assiomi e considerando il fatto che ho fatto leggere il mio libro a diverse teste più o meno pensanti, ho deciso di ri-impacchettare il tutto e presentare Suppakitchen con una veste nuova, più seria e più universale. E, sì, di metterlo in vendita.
Il nuovo formato è verticale, non più orizzontale, scompaiono le fotografie interattive, si basa su PDF e dunque leggibile su molte altre piattaforme e, attraverso l’infrastruttura Smashwords, sarà disponibile su una marea di negozi on-line, e anche quello di Apple.
Per ovvi motivi di serietà e sobrietà (semmai di sobrietà si possa parlare nel caso di qualcosa scritta dal sottoscritto) ho cambiato il titolo del libro, la copertina, e pubblicherò mediante uno pseudonimo. Questo perché d’ora in avanti ho deciso di tenere separare le mie varie “carriere”, perché mi sono arreso al fatto che la gente ha bisogno di incasellarti e non riesce a credere che tu possa fare due cose bene: o una o niente. Già faccio fatica ad essere contemporaneamente regista e montatore, senza considerare quando mi occupo di sound design, di visual effects, di direzione della fotografia e così via, figuriamoci se mi presento anche come uno che cucina e che scrive di cucina. Non ci crederei nemmeno io.
Per questo motivo tra qualche giorno ritirerò Suppakitchen dall’iBookStore. Se volete, fate in fretta e scaricatevi l’ultima versione.
Nel frattempo sono andato avanti a scrivere altre ricette, in modo più o meno folle e tangenziale (nel senso di tangente al mondo dell’editoria gastronomica), sono arrivato a ben 161 pagine e 23 ricette. Ho deciso che mi fermo a 200 pagine o, meglio, se arrivo a 30 ricette, sparse un po’ dappertutto nelle grandi macrocategorie: antipasti(ci), primi, secondi, dolci, e poi le aree che più mi caratterizzano, come la cucina etnica asiatica, quella tex-mex e la con/fusion in cui infilo dentro un po’ tutto quello che mi sembra non rientrare nelle scatole precedenti.
Mi sono anche affidato ad un amico che si occupa di social marketing e gli ho anche promesso una percentuale, vediamo cosa ne salta fuori: non conto di diventare ricco, a questo sogno (quello della ricchezza) ho rinunciato ai 30’s e me ne sono fatto una ragione adesso che navigo a pieno vento verso i 40. Grazie mutui subprime…
Non lo faccio per i soldi, appunto, non lo faccio per la gloria, non lo faccio nemmeno più per fare sesso, ormai sono felicemente fidanzato e prossimo ad indossare l’anello per essere nel buio incatenato, leggasi: matrimonio.
Lo faccio perché voglio capire come funziona il mercato e, magari, anche imparare un nuovo skill da aggiungere al curriculum sociale di quel Facebook travestito da gioco-per-adulti che è diventato LinkedIn.
Poi, oh, se invece divento un caso editoriale… Benedetta, ciuppa!
Grazie di tutto, vi voglio bene.
E siete tutti invitati a cena a casa mia, scegliete il giorno e il menu!

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