Io non sono un regista di spot televisivi

Alex (Gì) su un set di cui è meglio non parlare...
Alex (Gì) su un set di cui è meglio non parlare…

Qualche tempo fa ho dato una mano alla mia ragazza per le riprese video del saggio di danza della scuola in cui lei insegna. Mi sono attrezzato con tre fotocamere in modalità video e una GoPro per delle riprese particolari sotto il palco. Una delle richieste da parte della scuola era quella di “non intralciare” il lavoro dell’operatore consueto. Si tratta del tipico video operatore che si occupa di cerimonie e di eventi di questo tipo: riprende, monta il video, vende i DVD alle famiglie. Il mio compito era quello di riprendere solo i balli che erano stati coreografati dalla mia ragazza.

La sera del saggio ci presentiamo; lui arriva con una telecamera molto grande e un cavalletto imponente, mentre io ero li semplicemente con due fotocamere Canon e due cavalletti di dimensioni minori. Se ci si guardava, io sarei sembrato il garzone e lui il maestro. E, molto probabilmente, per certi versi, è anche così.

Chiacchieriamo un po’, facciamo amicizia, e io gli racconto che sono lì per riprendere solo i balletti coreografati dalla mia ragazza, lui, già lo sapevo comunque, mi dice che invece è l’operatore ufficiale della serata. Parliamo per qualche minuto, lui non sa se trattarmi come un fidanzato che ha la passione delle fotografie o un operatore che sta facendo un favore.

Ad un certo punto mi chiede, come a voler sapere se lo faccio di professione oppure no: “Ma tu cosa fai?

Io gli rispondo in maniera molto candida, lo giuro, senza tirarmela: “Ma, guarda, sono qui per fare un favore, di solito faccio altro nella vita…

Ossia?

Io faccio il regista di spot televisivi, spot di giocattoli per la precisione.

Il che, se non erro, è abbastanza aderente alla realtà. Ovvio che non faccio solo questo, ma questo è forse il titolo più… “altisonante” che mi posso permettere.

Lui strabuzza gli occhi, fa una pausa, e poi pronuncia soltanto una semplice parola: “Ah…“.

Per una volta nella vita mi sono sentito un po’… “importante”, un po’ come se usassi la terribile frase “lei non sa chi sono io“. Se ci ripenso mi viene ancora da ridere…

Prendendo le distanze da questo triste aneddoto, posso semplicemente dire che, nella vita, mi capita più o meno sovente di essere un regista di spot televisivi, li vedete anche voi quando li posto su questo blog. Quando finisco uno spot televisivo, il giorno della messa in onda mi sintonizzo su uno dei canali in cui lo spot viene trasmesso e mi guardo tutto quanto, in attesa di vedere il mio… “pargolo”. E così facendo, prima di riuscire a beccare il mio spot mi sorbiscono un sacco di altre pubblicità. In pratica mi immergo nello stile degli spot televisivi per il target a cui appartiene anche il mio e, più o meno, entro nello spirito e nel mood della cosa. Poi, ovviamente senza nessuna anticipazione, come una grossa sorpresa, arriva il mio spot. E, spesso e volentieri, mi capita di esserne un po’ scioccato. Perché?

Semplicemente perché non assomiglia per niente agli altri. e questa non somiglianza è assolutamente indipendente dal budget dello spot stesso. Per quanto concerne gli spot televisivi, devo essere onesto: quelli che realizza la mia casa di produzione sono, come si dice, “a budget limitato”. Ma questa non è una formula vincolante: anche se avessi tutti i soldi che desidererei, comunque, gli spot che realizzo avrebbero una sapore, una pasta, dei colori, un montaggio e un linguaggio differenti.

Non migliore, non peggiore. Solo differente.

Perché?

Ci ho messo diversi mesi per darmi una risposta, e nemmeno sono sicuro che questa risposta sia quella corretta, però, per adesso, si tratta di quella migliore che sono riuscito ad immaginare.

In parole povere non credo di essere un regista di spot televisivi. Il che è anche un controsenso: dato che sono il regista e produco degli spot televisivi. Quello che mi manca, se mai di mancanza si possa parlare, è essenzialmente una serie di assiomi che fanno sì che io non possa essere assolutamente etichettato come regista di spot televisivi. Non ne sono proprio capace, e non è spocchia la mia, davvero mi sento in difetto.

Ma allora che cosa dirigo io? Se non sono un regista di spot televisivi che cosa faccio? Credo che questi piccoli oggetti audiovisivi che durano 15, 20, e una volta sola 30 secondi, non siano per niente degli spot tv. Sono, invece, dei piccoli cortometraggi o dei trailer cinematografici.

Sia ben chiaro: non voglio assolutamente sminuire il valore dello spot televisivo e innalzare invece quello dei cortometraggi, anzi! Il fatto che i miei spot siano così diversi, per certi versi, sia un punto di forza che un punto debole.

Il punto di forza è dovuto al fatto che, comunque, i nostri spot sono relativamente diversi dalla maggior parte degli altri. In qualche modo, non voglio dire se bene o male, “risaltano”. Il punto debole? Lo stesso.

L’efficacia di un qualsiasi prodotto audiovisivo, e soprattutto nel caso degli spot televisivi, è data da quanto il messaggio viene veicolato. E nel caso degli spot televisivi il messaggio che viene veicolato è la comunicazione del prodotto (o del marchio, ma qui si parla di altre cose) e invogliare l’acquirente potenziale all’acquisto.

Se dunque dovessi venire giudicato, e vengo comunque giudicato sempre, dato che è il mio lavoro, sarei proprio curioso di sapere se, nonostante i nostri spot non siano proprio degli spot, il messaggio arriva all’utente finale. Al target. Questo io non lo posso sapere, posso solo sperare che, dato che continuano a chiedermi di fare altri spot, in qualche modo i miei clienti sono relativamente soddisfatti del lavoro che facciamo.

Come al solito non vi lascio con una risposta ma, come sempre, con una domanda…

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2 pensieri su “Io non sono un regista di spot televisivi”

  1. Molti anni fa, mi imbattei in un produttore di spot televisivi, in particolare di uno che reclamizzava saponi (credo fosse della Henkel). Siccome ci entrai in confidenza mi misi a prenderlo un po’ in giro sul fatto che lo spot si basava sullo slogan: “Il mio bianco è più bianco del tuo…”

    Lui mi disse che la qualità e il tipo di spot si basa sul targhet dell’utenza a cui era rivolto. Quindi quello banalissimo del bianco che più bianco non si può, pur qualitativamente scarsissimo, avrebbe venduto molto di più di uno spot fatto molto meglio, ma basato su messaggio più complesso.

    Questo significa che (forse) se dovessi fare uno spot pubblicitario su un lavapiatti, cambieresti modo e tipo di farlo, forse turandoti il naso dopo aver consegnato il lavoro al tuo committente.

    Un abbraccio
    Fabius

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