Flusso produttivo e produttività (dove si colloca la mia app)

Keyframe a go go
Keyframe a go go

Come vi ho detto precedentemente sto lavorando (alacremente) allo sviluppo di un’app pensata in maniera molto diretta a chi utilizza Adobe After Effects e con questo deve realizzare un particolare tipo di animazione. Non posso ancora spiegarvi di cosa si tratta ma voglio entrare un po’ nello specifico: mettiamo caso che ci siano 100 animatori che utilizzano After Effects per il loro lavoro, su questi 100 diciamo che solo 2 avranno bisogno, più o meno, una volta nella vita, della mia app.

Questo significa che il mio parco clienti, anche se considero il mondo intero, è relativamente ristretto, motivo per il quale sono sicuro che, se consideriamo solo questa applicazione, la mia azienda difficilmente entrerà mai in attivo. Non c’è proprio niente di male: sto sviluppando questo programma da solo è nel mio tempo libero, si tratta essenzialmente di un forte investimento sia personale sia professionale, ma comunque un investimento i cui ritorni non saranno certamente a breve.

Nello specifico la mia app entra nel flusso produttivo di un certo tipo di animazione, qualcosa che si fa sempre più spesso, ma comunque non proprio il nocciolo centrale dell’utilizzo di After Effects. Quando si realizza questo tipo di animazione, sempre in After Effects, il flusso produttivo è diviso in tre fasi. La mia app serve essenzialmente a velocizzare, è tantissimo, la terza di queste fasi.

A dire il vero le prime due fasi, spesso e volentieri, possono anche essere realizzate con altri programmi, per esempio Nuke di The Foundry. La prima fase è essenzialmente un effetto digitale, la seconda fase un effetto di compositing e di tracking, la terza fase una fase di animazione. Sono ragionevolmente sicuro quando dico che la terza fase, comunque, viene realizzata quasi sempre in After Effects proprio perché questo programma è essenzialmente il migliore per questo tipo di animazioni.

La mia app entra all’interno della terza fase, aiutando moltissimo l’animatore e sostenendolo per minimizzare, e non poco, i tempi di produzione. In parole povere è un app pensata per velocizzare il lavoro e renderlo più preciso.

Si tratta di un’app che, circa un anno fa, avrei utilizzato molto volentieri, e l’avrei pagata ben più di quello che la faremo pagare noi quando la presenteremo. Parlo di circa un anno fa perché si tratta dell’ultima volta in cui ho avuto bisogno di un supporto del genere. In parole povere, un anno fa sono stato uno di quel 2% di cui ho parlato all’inizio.

Per quanto concerne il video di presentazione, che tra l’altro sarà realizzato proprio utilizzando l’app di cui noi faremo pubblicità, quando ci pensavo sono giunto alla conclusione che si potrebbe, in teoria, utilizzare la mia app anche per un altro tipo di animazione. In questo caso, allora, quel 2% si trasforma in un 5-10% potenziale.

Sto comunque facendo delle supposizioni non validate da nessun dato statistico: in parole povere è quello che si definisce “costruire castelli in aria”. E questa è competenza più di marketing che di sviluppo, per cui qualunque cosa io possa pronunciare può avere la stessa valenza di un urlo lanciato dallo scemo del villaggio…

Quello che vi dico, comunque, è che sono davvero contento di avere sviluppato questa app e non vedo l’ora di farvela vedere. Qualcuno di voi, non tanti, dato che si tratta di un prodotto molto specifico, ne capirà il potenziale. A questi pochi chiederò semplicemente di fare un bel passaparola… 🙂

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