#HW: il primo “making of” degli effetti speciali

Dal chroma key al tracking 3D, dal compositing alla correzione del colore fino al look finale…

Compositing finale
Compositing finale

Mi risulta difficile pensare ad un work flow organico per quanto riguarda questo corto: moltissime cose le ho imparate sperimentando direttamente sulle singole inquadrature. Per questo qualcuno mi diceva che ero pazzo a realizzare questo corto: non sapevo bene come sarei riuscito a farcela prima ancora di iniziare… ma credo che sia per questo che esistono i cortometraggi: non sono solo esercizi di stile (e il mio lo è nettamente) ma sono anche un’occasione per imparare cose nuove senza rischiare la pelle dei clienti ma soltanto la propria.

Le sfide di integrazione del letto volante con l’ambiente erano particolarmente ardue, soprattutto perché, girando tutto in green screen, occorreva un grandissimo lavoro di estrazione di chiave. Riuscito? Non è riuscito? Non credo che questo sia il mio lavoro migliore, ma se considero che abbiamo girato tutto in 10 ore non posso che ritenermi ampiamente soddisfatto dalle luci che ha realizzato il maestro Giuseppe Ceravolo. Se fossi un faraone nell’antico Egitto, probabilmente alla mia morte seppellirebbero anche lui con me… Ma forse, oggi, non sarebbe del tutto d’accordo…

Ma torniamo allo flusso di lavoro: la prima cosa che abbiamo dovuto fare è stato tracciare il movimento di camera: anche se i carrelli erano molto lenti, non erano nulli e dunque uno spostamento del punto di vista della camera era necessario. Per questo particolare compito devo ammettere che il tracker di camera 3D di Adobe After Effect è riuscito a superare anche le mie più rosee aspettative. Al punto tale che, a posteriori, sarei anche riuscito a fare tutto senza nemmeno usare carrelli ma soltanto con la camera a mano, riuscendo ad ottenere movimenti molto più ampi e, di conseguenza, più spettacolari e drammatici. Si tratta, comunque, di qualcosa che si impara soltanto facendola, per cui tutto questo mi sarà utile in seguito se mai mi capiterà ancora un progetto di questo tipo.

Tracking 3D
Tracking 3D

Parallelamente mi sono occupato dell’estrazione di chiave: il nostro studio non era illuminato nel modo più perfetto e i tempi di lavorazione non ci hanno consentito di avere la luce ottimale sul soggetto, ciononostante sono relativamente soddisfatto da come abbiamo fatto il chroma key. Soprattutto se consideriamo che Claudia ha i capelli lunghi e molto morbidi, per cui, nonostante i ventilatori sul set non fossero potentissimi, un minimo di movimento della chioma c’era e non era particolarmente facile da mantenere mediamente opaco. Il cosiddetto chioma key.

Chroma key
Chroma key

Una volta tracciati i movimenti di camera 3D è estratto la chiave abbiamo dovuto concentrarci sull’ambiente, impostando le luci e renderizzando una complessa città in Element 3D di Video Copilot utilizzando il pacchetto aggiuntivo Metropolitan Pack. Questa è stata la cosa che meno mi ha fatto dormire: data la risoluzione è la quantità infinita di palazzi i tempi di rendering si sono allungati notevolmente, e anche molti computer di cui disponevo non riuscivano a stare dietro alla complessità della scena. In parole povere: il mio portatile non riusciva a renderizzare nessuna sequenza senza introdurre, dopo poco meno di un secondo di video, artefatti e errori di resa 3D. Mi sono dovuto affidare alla più lenta scheda Nvidia del computer dell’ufficio, per cui da casa preparavo tutti gli asset, mediante Dropbox, lanciato il rendering in remoto in modo da avere, dopo qualche ora la sequenza pronta.

Backgorund 3D renderizzato con Element 3D e Metropolitan Pack
Backgorund 3D renderizzato con Element 3D e Metropolitan Pack

Una volta sistemata la geometria la palla è passata alla correzione del colore del primo piano, Qualcosa che mi ha preso non solo tantissimo tempo ma, probabilmente, anche qualche anno di vita… mentirei se dicessi che sono soddisfatto al 100% di come è stata corretta ogni singola clip di questo video, come tutte le cose ho dovuto accettare alcuni compromessi e farmi andare bene quello che ho ottenuto.

Correzione del colore del primo piano
Correzione del colore del primo piano

Ho aggiunto in fine un po’ di movimento casuale di camera per dare un po’ più di frenesia al girato, un po’ come se ci fosse un operatore che continua a stabilizzare una MDP tenuta a mano per tenerla fissa sul soggetto. Ho anche tagliato l’immagine in modo da ottenere un rapporto più largo di quello della 16 noni. Più nello specifico questo corto a rapporto immagine di 2.34:1. Praticamente un cinemascope. Più o meno. Ho sempre apprezzato all’inverosimile i rapporti d’immagine molto spinti, non solo rendono il tutto più cinematografico (e questa è la ragione principale per cui li uso) ma consentono di risparmiare un bel po’ di tempo nella rendering. Nella fattispecie l’area da disegnare si è ridotta di, circa, il 15-20%, il che, moltiplicato per tutte le ore che ho impiegato a render rizzare, si tratta di qualche giorno risparmiato!

Crop dell'immagine a 2.34:1
Crop dell’immagine a 2.34:1

Una particolarità di questo accordo, rispetto a quelli che in genere realizzo, sia per me stesso che per lavoro, è data dal fatto che, invece di avere un montaggio molto frenetico, ho scelto di lasciare delle inquadrature molto a lungo, a volte anche 10-12 secondi. Chi mi conosce sa che, generalmente, invece, i miei montaggi, soprattutto quelli di spot pubblicitari, si misurano dell’ordine di 10-12 fotogrammi, non secondi! Come mai questo cambio di direzione? Visto che il video racconta una coreografia e un sogno, ho deciso di mantenere un ritmo di montaggio molto, molto blando, per fare leggere tutti i movimenti del corpo della protagonista. Anche l’atmosfera del video è “onirica”, come se si trattasse di un sogno, anzi, proprio perché si tratta di un sogno, e ho voluto comunicare una certa serenità e tranquillità dello stato d’animo della ragazza.

Dal punto di vista tecnico questo ha comportato delle sequenze molto lunghe da reindirizzare, non solo, da renderizzare nel caso in cui si fossero verificati degli errori. E gli errori si verificano sempre… credo che, mediamente, ogni singola sequenza di effetti speciali, tra correzione di errori, ripensamenti, è affinamenti successivi, sia stata raddrizzata una media di 6-7 volte. Se consideriamo che la media di durata di rendering è dell’ordine di 2-3 ore per ogni singola sequenza è che le sequenze di effetti speciali sono circa una quarantina, potete ben capire che ho passato quasi tutto il mese di luglio a lanciare rendering e a lavorare sul portatile.

Ed ecco qui il video con il breakdown degli effetti speciali:

Che altro aggiungere? Credo che però oggi sia sufficiente, torneremo più avanti con altri articoli, soprattutto per quanto concerne la parte finale, quella che si svolge sul tetto. In quella, sono contento, sono riuscito ad inserire un oggetto bidimensionale in un mondo tridimensionale spostandolo anche sull’asse Z… Ma questa è un’altra storia e ne parleremo più avanti. Alla prossima!

E se ve lo siete perso (o semplicemente perché voglio aumentare le views) ecco qui il corto:

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