Il mio ultimo spot: Bad Babies

Interrompiamo per una volta questo treno di articoli sul corto “#HW”. Oggi vorrei parlarvi dell’ultimo spot che è andato in onda prodotto da noi di Deltaframe. Bad Babies:

Questa mia ultima pubblicità, anche se quando mi hanno presentato il prodotto ho pensato che sarebbe stato difficile trovare una buona idea, si è rivelata una delle più facili che abbia mai realizzato, in cui praticamente tutto quanto è andato via liscio come l’olio. Come mi succede praticamente sempre sul set avevo una troupe minimale, ero praticamente io insieme al mio aiuto regia e alla truccatrice che ha fatto da secondo aiuto regia.

Ho passato circa mezza giornata il giorno prima delle riprese a cercare di trovare una buona luce per le inquadrature notturne: come ben sapete “fare la notte” è la cosa più difficile, per lo meno per me.

La notte
La notte

Sul set c’erano praticamente più attori e parenti dei bambini rispetto a chi si occupa della produzione. Ad un certo punto, quando dovevamo lanciare addosso ai bambini tutti gli oggetti, eravamo quasi una decina di persone che scagliavano giocattoli e animaletti di pelouche verso i due ragazzini.

Avevo abbastanza chiaro come intendevo prendere gli effetti luminosi del prodotto, che, ovviamente, nella realtà non vola e non lascia nessuna scia. La cosa più difficile è, come sempre, sul set trovare il modo di fare interagire oggetti che non esistono con quello che è reale. Credo di avere risolto in un modo piuttosto brillante facendo uso di luci che continuavano a muoversi: in effetti non erano lucidi interattive, perché non sapevo ancora che direzione avrebbero preso questi oggetti volanti, ne ho messe così tante in modo da simulare la presenza di tantissimi bambini volanti attorno ai due ragazzini protagonisti. Potremmo definirlo un trucco di vecchia scuola, ma funziona brillantemente, per cui direi che da questo punto di vista me la sono cavata.

Altra problematica non da poco, se escludiamo tutto quello che concerne la regia e la direzione della recitazione di due bambini intorno ai 10 anni, è stata la questione scenografia. Una volta disposti i mobili e le suppellettili, sentivo che c’era qualcosa che mancava sopra il letto del ragazzino. Volevo un poster, una foto molto grande, ma non sapevo effettivamente cosa metterci. Per qualche ora mi ero ripromesso di mettere in quella posizione la fotografia di uno stadio di calcio, poco riconoscibile, poi però, facendo delle prove di composizione, ho visto che il risultato sarebbe stato piuttosto disturbante. Intanto per quanto concerne il soggetto, quanto perché una immagine piuttosto contrastata avrebbe creato un punto di attenzione, cosa che avrei decisamente evitato perché volevo che lo spettatore guardasse i protagonisti e, soprattutto, il prodotto, mentre la scenografia doveva ascendere molto in basso nell’elenco dei piani. A questo punto ho deciso di piazzare dentro la scenografia un quadro verde in modo da permettermi di riempirlo a posteriori.

Così abbiamo fatto e le chiavi sono venute relativamente bene. Il problema era il tracciamento, dato che questo quadro, spesso e volentieri, era circondato essenzialmente da pareti bianche e non poteva venire tracciato direttamente perché c’era uno dei protagonisti davanti. Alla fine, in quelle sequenze in cui era necessario tracciare il quadro, ovvero tutte quelle in cui appare dato che ogni inquadratura di questo spot era stata fatta con camera in movimento, essenzialmente su carrello, siamo arrivati a seguire due strategie: tracciamento planare con Mocha è tracciamento 3D di camera. Non solo, credo che le sequenze in cui il tracciamento è venuto meglio sono proprio quelle in cui ho dovuto piazzare un oggetto nello spazio tridimensionale invece di affidarmi semplicemente al software di Imagineer.

Cosa abbiamo messo dentro il quadro al posto del verde? Alla fine, in un momento di crisi tautologica, ho infilato in quel quadro l’ultima inquadratura, l’ultimo fotogramma dello sport: il prodotto ingrandito tantissimo… non credo che nemmeno il cliente si sia accorto di questa cosa, ma di questo sono contento perché significa che nessuno ha guardato il quadro (che tra l’altro è finto) ma ci si è tutti concentrati sul prodotto.

Altra cosa divertente sono le sequenze realizzate a passo uno: per tutte le immagini ravvicinate in cui il prodotto si vede molto grande siamo ricorsi a fotografie e non ha riprese video scattate una alla volta, poi velocizzate per dare anche un minimo di scattosità e di sapore retrò, vintage allo spot.

In definitiva, come per il precedente spot delle pistole, anche questa pubblicità ha un forte legame con il mio corto, “#HW“, non solo perché i letti dei due bambini sono identici a quello che Claudia utilizza per volare, ma anche perché si è fatto un pesantissimo uso di tracciamento 3D, tecnica che hi affinato proprio cercando di inserire quel letto immerso nel verde sopra i tetti della città.

A questo punto credo di avere terminato, almeno per questa volta, e vi saluto. Vorrei comunque ringraziare Lorenzo Giordano, aiutoregista, e Alice Turati, truccatrice e secondo aiuto regista, che sul set sono stati eccezionali, nessuno dei due si è risparmiato e sono andati decisamente ben oltre le mansioni del loro ruolo. Grazie, un abbraccio di cuore!

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