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L’investimento è un costo da aggiungere a cui non ti puoi sottrarre?

Negli ultimi mesi mi sono trovato a lavorare sempre più spesso come animatore, in After Effects, scoprendo un mondo completamente diverso da quello degli effetti visivi.

After Effects è un programma “abbastanza buono” per realizzare effetti speciali digitali, ma è assolutamente il re, imperatore, sovrano assoluto, dio per quanto concerne l’animazione e la motion graphics.

Studiando come un pazzo (non vi nascondo che negli ultimi otto mesi ho passato ogni istante libero della mia vita, dalla mattina appena sveglio fino a quando vado a dormire, a guardare e riguardare tutorial sull’animazione) ho scoperto che animare con After Effects può essere sia semplice che di una complessità mostruosa, e che più imparavo e più c’era da imparare, cosa che comunque (credo) si possa adattare a qualsiasi campo del sapere umano.

Una cosa che già conoscevo, ma che ho scoperto nella sua interezza proprio negli ultimi mesi è la possibilità di “espandere” il programma utilizzando degli script, dei semplici programmi accessori scritti in Javascript che consentono di automatizzare in maniera pesante molte operazioni, non solo: anche di rendere il tutto più fluido ed elegante.

Quando vedete delle belle animazioni in motion graphics, al 90% sono state realizzate con l’ausilio di questi script, che non sono una sostituzione della creatività del designer, bensì un grosso aiuto per automatizzare.

Su questo sito potete trovare la più larga collezione di script disponibili per questo programma, alcuni sono gratuiti altri a pagamento, alcuni di questi sono impostati ad un prezzo decisamente non trascurabile, perlomeno non trascurabile per il freelance.

Alcuni script, come questo, hanno un ordine di costo dei 100-120 dollari.

Mi sono ritrovato recentemente nella condizione di dover realizzare alcune animazioni con molto testo e con diversi elementi grafici, da cui la necessità di trovare qualche strumento che potesse aiutarmi ad automatizzare il tutto.

Conoscevo tutti questi tool e mi sono detto che era venuto il momento di effettuare un investimento.

Investimento.

Investire del denaro significa, più o meno, effettuare una spesa con l’obiettivo che questa spesa poi possa in qualche modo “rientrare” nel futuro immediato. Più o meno immediato.

Quale cose però, per il singolo individuo, iniziano a diventare più delicate, perché a fronte di una spesa di 100-200 dollari (considerate che un solo di questi plugin non è sufficiente, e uno potrebbe volerli avere tutti…) non si riscontra una risparmio immediato o comunque un guadagno correlato.

Il pensiero del freelance è semplice: “se io spendo € 200, poi cosa ci guadagno?“.

La risposta è semplice: si guadagna tempo.

Diciamo che invece di metterci 10 ore nel design di qualcosa, si può arrivare ad impiegarne tre-quattro.

E si consideri poi che quest’investimento è “per la vita”: una volta che si compra uno di questi script, poi lo si può utilizzare in tutti progetti successivi.

La kri$i però ci ha messo davanti ad una serie di bivi, per cui il concetto di sopravvivenza è diventato predominante rispetto a quello del benessere.

Questo si traduce in tutti-quanti-subito.

Il risparmio di tempo non è più una priorità quando forse quei 100-200 dollari possono fare la differenza tra il pagare il mutuo a fine mese oppure no.

E allora l’investimento viene vissuto come un costo, e non come un investimento. Non come un guadagno.

Quello che può spingere il freelance a fare questo investimento, ma anche altri, nell’ordine di qualche centinaio di euro all’anno, è solo uno: avere più tempo per avere lo spazio per fare più lavori.

Studia, Alex!

Qualche settimana fa, in vista di un lavoro molto grosso di animazione, ho deciso di ritardare di qualche giorno l’inizio del periodo di “mi butto a capo chino e non alzo gli occhi dal monitor finché non ho finito”, per investire il mio tempo, che tra l’altro non era neanche tanto, nello studio.

Mi sono detto, anche rischiando, che avrei dovuto imparare un nuovo modo per fare le cose perché, pur sapendo quanto tempo ci avrei messo nel modo vecchio, non era più possibile, pensabile, continuare a farle come ho sempre fatto: avrei dovuto diventare furbo, dovevo crescere come designer.

Oh, cazzo, mi è andata bene: ho studiato, ho fatto le notti insonni ad imparare nuove tecniche, e la cosa a dato i suoi frutti.

Non solo: ho anche comprato un paio di quegli script di cui vi parlavo.

È andata bene: quest’investimento, in termini di tempo (ma anche e soprattutto di denaro) ha dato i suoi frutti, sono diventato un designer migliore perché faccio le cose in maniera più efficiente e con maggiore qualità.

Questo però ci riporta, come sempre, al consueto dilemma del valore e del costo che diamo al nostro tempo e alle nostre risorse, e soprattutto a noi stessi.

Vi lascio dunque con la consueta domanda, a cui potete anche non rispondere ma semplicemente pensarci un po’ su: voi come valutate l’investimento? Quali sono le molle che mi spingono ad aprire il portafogli e a comprare qualcosa senza sapere come e quando questa vi tornerà indietro?

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