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Grazie.

Buongiorno a tutti,

chi mi conosce bene o mi segue un po’ sa che ieri sera sono andato in diretta live con l’ottava puntata della mia trasmissione musicale, MDB Summah Radio.

È stata la puntata con la più alta partecipazione di pubblico e con la più intensa interazione: anche dopo la trasmissione sono andato avanti per un sacco di tempo a chiacchierare in chat con tre o quattro di voi che mi commentavano alcuni pezzi e le scelte, ma soprattutto mi davano un grandissimo feedback.

Ho passato una settimana piuttosto brutta, piuttosto deprimente, e infatti ero abbastanza sicuro che avrei affrontato la puntata con meno energia rispetto a quella precedente, che, secondo me, è stata fino a ieri il massimo dal punto di vista della “potenza” complessiva, sia a livello di scelta musicale sia a livello di risposta del pubblico.

Mi ero comunque preparato abbastanza, soprattutto utilizzando SoundPOD, l’applicazione che mi sono scritto per gestire la diretta.

Devo dire che si è anche verificato un piccolo inconveniente con il microfono che ha fatto perdere circa 40 secondi dal mio parlato, ma questo è un non problema perché verrà risolto nella versione che metteremo a disposizione in streaming e in podcast.

Quello che più conta ed è più importante per me è che ieri sera è stata una puntata con talmente tanta energia tra voi del pubblico, che la sua conduzione mi ha davvero fatto venire il buonumore e mi ha fatto tornare un sacco di ottimismo, una cosa che non mi aspettavo, è che proprio, particolarmente ieri, avrei detto che non sarebbe mai successa.

Io continuo a dirlo, fare podcast per me (oddio, bisogna dire “trasmissioni radio” adesso) è un hobby, qualcosa che faccio e non capisco nemmeno io perché lo faccio, ma so che mi fa stare bene.

Come mi piace insegnare, mi piace fare queste cose, comunicare, anche se forse dentro di me sono piuttosto convinto di non essere un grande comunicatore, di avere anzi delle forti lacune dal punto di vista dell’interazione umana.

Quello che so, però, è che alla fine preparare le puntate di MDB Summah Radio, di Morti di bestemmie e di Techno Pillz mi fa stare bene, così come le mie compassate in altri podcast come Pillole di bit del buon Francesco Tucci e Videoludica.it ludica gestita dal gruppo dei quattro cavalieri dell’apocalisse.

Ho scritto tutte queste righe, tutte queste parole dettandole ovviamente a Siri, in coda in automobile, perché sentivo davvero la necessità di ringraziarvi.

Ho sempre pensato di essere un individualista, di essere una persona relativamente chiusa, e che si sta chiudendo sempre di più man mano che gli anni passano, ma una serata come quella di ieri mi ha fatto tornare il buonumore e se non la speranza in un mondo migliore, la speranza in un domani un po’ meno cupo.

Grazie amici, la puntata di ieri è stata bellissima, è per quello che mi avete dato vi prometto che andrò avanti finché non avrò più musica da farvi ascoltare (e dunque ne avrò ancora per un sacco di tempo, siete avvisati!), ve lo devo perché quello che ho preso ieri da voi è sicuramente mille volte più grande di quello che io potrò mai darvi.

Vi voglio davvero bene, vi stimo tutti quanti.

Grazie.

E adesso muovete il culo e andate a farci una bella recensione su iTunes!

“Il regista” | making of: parte 2

Dopo la prima inquadratura, che stabilisce la location della vicenda (New York), vediamo come si susseguono gli eventi del booktrailer.

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La seconda e la terza inquadratura, in totale rappresentano una scena unica, mostrano un taxi che si allontana dal centro per avvicinarsi verso una periferia sempre più scura, sempre meno illuminata dalle luci di Manhattan.

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Questa è realtà è una sorta di licenza poetica, perché in effetti, non avendo letto il libro, non sapevamo effettivamente se un taxi è presente nella vicenda, e in caso se si allontanasse dal centro.

Ho pensato però che poteva benissimo fungere da raccordo: New York è costellata di taxi e potevo sfruttare il movimento di uno di questi per rappresentare l’allontanamento dall’isola più famosa del mondo verso la periferia, non tanto dal punto di vista geografico quanto da quello emotivo; ci allontaniamo da una zona sicura per addentrarci verso le tenebre.

Dopo avere cercato in maniera più o meno sommaria il video di un taxi a New York, sui vari siti di stock, ho capito che non saremmo mai riusciti a trovare la giusta inquadratura, per cui abbiamo scelto di affrontare la cosa da un altro punto di vista, con un’altro approccio.

Abbiamo iniziato a cercare delle fotografie (in creative commons) che rappresentassero New York nella sua zona più famosa e celebre, per esempio Times Square, e poi anche una periferia.

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Parallelamente ci siamo mossi per trovare un modello tridimensionale di taxi da poter inserire all’interno di queste fotografie.

Ovviamente le fotografie di partenza erano a colori, e le abbiamo virate immediatamente al bianco e nero per poi aggiungere della grana digitale in modo da fondere video statico con dinamico.

Tra l’altro la grana è stata aggiunta in maniera piuttosto decisa proprio perché dovevamo simulare riprese al buio, dunque con alti guadagni.

Una volta posizionata la fotografia nell’inquadratura siamo passati alla creazione di una telecamera virtuale in modo da fare combaciare l’ambiente e 3D con quello 2D.

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Il taxi in questione è un modello relativamente semplice, oserei dire quasi banale, e con una texture non particolarmente rifinita, motivo per cui abbiamo fatto sì che le ombre inghiottissero quasi del tutto il mezzo per nasconderne le imprecisioni.

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Nel caso dell’inquadratura in cui il taxi si avvicina abbiamo aggiunto anche le luci dei fari è un lens flare per mascherare maggiormente il modello.

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Nell’inquadratura in cui il veicolo si allontana non solo abbiamo inserito il canale dell’illuminazione, ma anche generato delle particelle luminose in corrispondenza delle luci di posizione, un primo inizio della serie di strisce di sangue rosso che caratterizzeranno tutto il trailer da qui in avanti.

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In modo particolare questa seconda scena prevedeva una fotografia in cui abbiamo dovuto cancellare il soggetto al centro per fornire una direzione percorribile da parte del taxi.

Un grosso incremento del realismo la scena è stato dato aggiungendo una sorgente luminosa esattamente in corrispondenza della luce inquadrata, in modo da rendere più realistico il comportamento dello shader del veicolo.

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Notare anche le luci proiettate sull’asfalto dai fari.

Dal punto di vista linguistico l’inquadratura in cui il taxi si avvicina prevede uno zoom all’indietro, la camera virtualmente si allontana dal centro.

E, nell’inquadratura subito successiva invece la camera segue il taxi zumando dentro l’inquadratura, ma questo avvicinamento si chiude con una dissolvenza al nero, un po’ come dire che stiamo seguendo l’auto che si allontana da Manhattan per arrivare in periferia, lontano dalla luce, tuffandosi nelle tenebre.

Vi riproporrei, tanto per fare un po’ di folklore, questa meravigliosa canzone di Bruce Springsteen.

Per questa volta credo che sia tutto, vorrei sottolineare ancora come, nonostante tutte queste inquadrature siano realizzate al 100% in post produzione, si sfruttano comunque i trucchi delle riprese reali, facendo uso dell’illuminazione per attirare l’attenzione dello spettatore verso alcuni elementi e nel contempo distrarlo da altri.

L’impianto stilistico, se non fosse per il bianco e nero, per certi versi vuole omaggiare questo meraviglioso video, realizzato da alcune delle persone che più ammiro nel mio settore: Nocturne, diretto da Vincent Laforet, Stu Maschwitz, and David Nelson:

Arrivederci tra pochi giorni, con altri dietro le quinte del nostro ultimo lavoro.

Il mio ultimo lavoro: il booktrailer di “il regista”, di Elisabetta Cametti

Ciao a tutti, in effetti da tanto tempo che non scrivo queste parole “il mio ultimo lavoro”, non è che sia rimasto con le mani in mano, solo negli ultimi tempi ho lavorato molto sul fronte “business to business“, per cui moltissime delle cose che facevo non erano pubblicabile.

Invece oggi, finalmente, ho il piacere di presentarvi l’ultimo lavoro che ho realizzato, il booktrailer per il libro “Il regista” di Elisabetta Cametti.

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Come per gli altri booktrailer che ho realizzato (quasi sempre per lei) ho ricevuto dall’autrice una traccia ben precisa per quanto concerne il copy, ma assoluta libertà dal punto di vista dell’interpretazione visiva.

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Ho letto e riletto il copy e ogni volta che lo facevo avevo sempre più l’idea di un progetto dalla grafica molto stilizzata, essenziale, che abbandonasse i canoni di realismo e di verosimiglianza, per arrivare ad una rappresentazione più iconica dei soggetti immaginati.

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A un certo punto, ispirato da alcuni film che negli ultimi 10-15 anni hanno sfruttato il digitale per un impianto estetico particolare, stilizzato, grafico (penso a 300, a Sky Captain and the world of tomorrow e a Sin City), ho pensato di inserire tutte le ambientazioni all’interno di quello che poteva essere un fumetto, una graphic Novel, qualcosa che potesse rappresentare con pochissimi tratti, con la più pura essenzialità, l’azione.

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Ed ecco allora l’idea: virare ogni azione al bianco e nero, sfruttando un contrasto elevatissimo eventualmente separando un solo colore, quello più consono alla comunicazione e visualizzare ogni scena come se fosse un quadro animato.

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Ma bando alle ciance, guardatevi questo trailer (ovviamente se ingrandite l’immagine a pieno schermo ne godrete di più…):

Mi sono reso conto che, al momento di dettare queste cose a Siri, ogni singola inquadratura di questo booktrailer ha dentro di sé una storia e una sua filosofia, che la rende, in maniera molto megalomane, già piacevole di suo, ma ben inserita nel contesto.

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Lasciatemi dire: secondo me c’è una gran bella regia in questo progetto, in questo prodotto.

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Ho deciso allora di scrivere un articolo per ogni inquadratura di questo booktrailer, raccontando della genesi e come si inserisce nel flusso narrativo del video stesso.

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Vi lascio allora con alcune immagini “dietro le quinte” (anche se si può parlare così anche di cose digitali?) e vi rimando i prossimi giorni nei quali, insieme alle #bignette, vi lustro come sono state realizzate tutte queste scene.

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Non è scattato l’applauso, ma me lo merito (citando il capolavoro di Antonio albanese).

Videoludica: una questione di stile (e sangue)

Quando Simone (Pizzi) mi ha comunicato che avrebbe chiuso i podcast sui giochi, Dietrologia e Archeologia, una parte di me è morta, perché sono i podcast che ascoltavo da sempre, i primi che ho scoperto sul mondo della comunicazione “dal basso”.

Mi ha detto anche, però che dalle ceneri di tutte queste trasmissioni ne sarebbe sorta un altra, più essenziale, a tratti, per certi tratti, minimalista, meno assoggettata a certe logiche che chiamare “di potere” sarebbe ridicolo, dato che alla fine sempre di guerra tra i poveri si tratta.

Ho avuto l’onore e il piacere di poter partecipare all’ultima puntata di Dietrologia Videoludica, che avrebbe fatto da ponte verso questa nuova trasmissione, e di conseguenza mi sono proposto al gruppo degli speaker per realizzare gli artwork e la veste grafica di questo nuovo progetto.

Videoludica doveva essere un podcast che tornava a un certo tipo di origini, senza peli sulla lingua e senza la fottuta dannata paura di dire qualcosa che qualcuno avrebbe potuto prendere in malo modo.

Libero.

E sulla base di questa essenzialità, dato che comunque si trattava di un podcast di videogiochi, ho pensato di prendere il simbolo stesso del gioco, un joypad, e di trasformarlo nel suo tratto più essenziale:

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Però volevo riportare questa cosa ad uno stile più incisivo, più tagliente, meno hipster, per cui sono tornato al decennio precedente e ho estruso questa forma in modo da renderla tridimensionale:

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Ma non era abbastanza, questo joystick stilizzato e poi reso in 3D (di conseguenza una contraddizione in termini estetici) non era abbastanza tagliente e per quanto mi riguarda, nonostante non avesse i bordi smussati.

Ed è per questo motivo che ho deciso di prendere questa maledetta macchia di sangue:

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Ed infilarla sul pad stesso, per andare a sottolineare il fatto che quella di videogiochi è un’industria che non ha lo scopo di sfornare arte ma di creare un pubblico di compratori in modo da ritornare ad essere sia il primo che l’ultimo anello della catena alimentare:

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I videogiochi sono belli, ma sono anche un ambiente di merda, come sono di merda tutti gli ambienti in cui circola più di un centesimo di petroldollaro.

Per quanto concerne la scelta del font, dato che non è che si va a mode, ma a tendenze di gusti (strettamente personali), non ho potuto fare altro che scegliere questo meraviglioso Aviano Sans:

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Poi però mi sono spinto oltre, a cercare di ricreare altri artwork, in previsione dell’uscita della prima puntata, anzi prim’ancora dell’annuncio dell’esistenza del podcast stesso.

Ed ecco l’ingrandimento della macchia di sangue, in modo da renderla il protagonista assoluto dell’inquadratura, senza far capire che si trova spalmata violentemente su una strumento da gioco:

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Videoludica nasce con il sangue, nel sangue, e il sangue diventa protagonista ancor più di questo joypad stilizzato in tre dimensioni, il sangue da piccola macchia di contorno diventa l’unico soggetto di questo podcast, una violenza visiva, cruda, acida, bastarda.

Ed è per questo motivo che da questo sangue poi sono partito per creare prima di tutto uno sfondo da scrivania grezzo, rovinato, consumato, partendo da una texture di quelle che si comprano a poco prezzo, quando proprio non si riesce a scattare una fotografia:

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La macchia di sangue torna ad essere messa in un angolo, ma è proprio quella che, anche se non è inquadrata in pieno, rappresenta il vero soggetto di questo stile estetico: è sempre lì a ricordarci che c’è, che il sangue è l’unica vera costante dell’evoluzione umana, il sangue è guerra, il sangue è morte, il sangue è evoluzione.

E così, alla fine, sono nati anche i poster dei quattro conduttori del podcast, ancora una volta incisi come per sbaglio su una pietra rovinata e comunque macchiati da quel sangue di cui l’intera umanità non può fare a meno e che l’intera umanità non può lavarsi via:

giuseppe caso

simone pizzi marco gualdi carlo burigana

Il sangue come un peccato originale che non possiamo cancellare, ché non c’è redenzione, non c’è salvezza.

Il sangue è l’emblema stilistico delle nostre ferite, della nostra sofferenza, della nostra morte, e di conseguenza dell’intera nostra vita.

Ho alla fine avuto la presunzione di infilare anche la mia brutta faccia in uno di questi poster, anche se in questa trasmissione non sono presente fisicamente, la sento comunque un po’ figlia mia, perché anch’io c’ho messo il (mio) sangue:

alex raccuglia

Dopo tutte queste seghe mentali, vi lascio volentieri all’ascolto della prima puntata di Videoludica, un podcast alternativo sul mondo dei videogiochi, un podcast nuovo fatto da gente che questo “mestiere” lo fa da anni, forse prima di chiunque altro.

Siamo libri di sangue”

Il mio ultimo video: Heart Box

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Prima che pensiate che ormai faccio solo vignette in cui c’è una rappresentazione grafica (più bella) di me, ecco a voi, con grande piacere, che vi presento il mio ultimo lavoro: il video musicale “Heart Box” dei fantastici Love Frame:

Non fate i cacconi e guardatevelo a schermo intero!

Abbiamo iniziato lavorare su questo video diversi mesi fa, vagliando diverse ipotesi ed affinando la struttura visiva dei quattro minuti che vedete qui, nel corso delle settimane.

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Abbiamo girato in Studio Stendhal a novembre, per il 70% su sfondo nero e per il restante 30% su green screen, utilizzando per tutto il video la fantastica Canon EOS 7D Mark II, Messoci a disposizione gentilmente da Canon stessa!

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Ci sono tante persona che vorrei ringraziare e sono tutte segnate nei crediti del video su YouTube. Ciononostante sono volutamente e moralmente obbligato a farlo anche qui, perché senza ognuno di loro questo video non sarebbe stato lo stesso, anzi, probabilmente non sarebbe nemmeno arrivato a concludersi:

Una produzione Deltaframe
Alex Raccuglia (regia + post)
Claudia Maravalle (makeup)
Lorenzo Giordano (aiuto regia)
Gianni Troiano (camera)
Giovanna Sala (camera equipment)
Gianluca Sanna (foto)
E tante grazie a: Micaela Romano, Luca Pianigiani, Canon Italia
Girato interamente con Canon EOS 7D mark II

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Certo, ci sarebbero un sacco di cose da dire e da mostrare, e probabilmente più avanti un paio di tutorial su come abbiamo fatto le esplosioni di particelle nel ritornello o gli occhi neri di Dave ci possono anche stare. Vedremo…

Ah, un sentito grazie a Jo, che come qualche anno fa, mi ha prestato le Lensbaby!

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Grazie a tutti voi, grazie soprattutto ai Love Frame che mi danno l’occasione di giocare con le immagini come non potrei fare altrimenti… ❤️

Il libro de… Il capo!

Signore e signori, è con immondo piacere che vi annuncio che il (primo) libro de Il Capo è in vendita alla simbolica cifra di 0.99 € presso l’iBookStore!

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Ebbene sì! I ricavati della vendita del libro verranno devoluti alla Causa del Capo, ovverosia l’acquisto del pluggino di WordPress per l’e-commerce per vendere finalmente PodCleaner!

Che dire, fate(ci) un regalo di Natale e fateci diventare riccherrimi!

Clicca qui per acquistare il libro
IL CAPO (le prime 128+1 strisce)!

Nota: funziona solo su iPade Mac… prima che mi facciate una class action… 😛

Il questionario di Just in Apple

Come sapete (stupidamente) non faccio eccessiva pubblicità ai podcast a cui partecipo, come Apple Horizon o techRadio.it, però oggi vorrei raccontarvi di Just In Apple, con il quale collaboro in modo più o meno regolare da un annetto circa.

Nella puntata che è uscita stamattina (e che abbiamo registrato mercoledì sera) abbiamo intervistato Giovanna Sala di Jumper, che ci ha parlato di JPM7, una rivista digitale, ma non solo.

Se mi metto io a raccontarvi cose per iscritto finisco per perdermi metà dei concetti, e l’altra metà spiegarvela non altrettanto bene, per cui vi consiglio caldamente di andarvi ad ascoltare la puntata.

Anzi, abbonatevi al podcast, che male non fa!

Per quelli che vogliono darci una mano, compilate questo questionario, tra tutti i partecipanti estrarremo ben tre promo code per scaricarvi JPM7 per iPad!

Che ca##o aspettate?! 😀

Perché scalare la montagna?

È una cosa che si sente ripetere spesso, soprattutto nella cultura anglosassone: “Perché scalare la montagna?“, e la risposta è banale ma nello stesso tempo profonda: “Perché è là“.

È la domanda che qualcuno si sente porre spesso e volentieri, perché affrontare una sfida? Perché fare qualcosa se non c’è un ritorno di qualche tipo, prettamente economico di solito? Perché?

Cosa spinge qualcuno a tentare un’impresa in cui non c’è nemmeno la gloria da guadagnarci?

Ieri abbiamo (ho) praticamente terminato la fase alpha di sviluppo di PodCleaner: tutte le funzionalità che volevo metterci dentro sono presenti, potremmo essere pronti per il beta test della prima versione e tentare, in qualche modo, di venderla entro la fine dell’anno:

Ancora non so come venderla, quale infrastruttura per il pagamento sfruttare, quale sito web, quale soluzione contro la pirateria (dai, ci sta), ma soprattutto ancora non ho idea di quanto farla pagare.

Una cosa è certa: qualunque sia la cifra non arriverò mai, mai, mai e poi mai a raggiungere il punto di pareggio.

PodCleaner è un’operazione in perdita.

Dunque, molto probabilmente, quasi tutti voi mi chiederete: “Ma perché l’hai fatto, allora?

E io aggiungerei, soprattutto, “Perché continuo a farlo?

La risposta è semplice e allo stesso tempo non banale, quasi schizofrenica dunque, lo faccio perché di sì.

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Lo faccio perché lo trovo, nonostante tutto, divertente. Perché mi piace arrivare a fine giornata avendo trovato la soluzione a un problema, anche se è una soluzione che nessuno mi aveva mai chiesto.

PodCleaner potrebbe essere una bellissima applicazione per quei quattro gatti che fanno podcast e che io ascolto, e che non prenderebbero mai in considerazione per vari motivi, perché è a pagamento, perché lo sviluppatore è italiano, perché le cose si sono sempre fatte in un altro modo, perché non è sufficientemente potente, perché, perché, perché…

PodCleaner è un fallimento commerciale, e lo è soprattutto perché se non lo fosse ci avrebbe già pensato qualcun altro prima di me.

È la risposta giusta ad una domanda che nessuno a posto. E quello che mi è successo sabato mattina e ieri pomeriggio ha confermato questa mia, dolorosa, faticosa, tediosa, merdosa tesi.

Forse dovrei rilasciare l’applicazione a titolo gratuito e pensare ad una versione a pagamento che consente di utilizzare l’algoritmo di pulizia del rumore all’interno di file video. Credo che potrei anche farlo senza spenderci troppo tempo…

La verità è che ho scalato la montagna perché era lì, e ora che sono praticamente arrivato in cima mi rendo conto che forse hanno ragione quelli che, prima di sviluppare PodCleaner, si fanno un bel conto economico. Perché i soldi non sono tutto, ma forse nel business invece si…

Ho scalato la montagna, mentre forse invece avrei dovuto piazzare tonnellate di esplosivo alla base e tirarla giù, ma poi forse qualcun altro che avrebbe voluto e potuto scalarla a sua volta non avrebbe più avuto l’occasione di farlo…

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Perché hai scalato la montagna, Alex?

Una cosa ci ho guadagnato, tenere attivo il cervello fa sì che non si atrofizzi e non invecchi…

Perché hai scalato la montagna, Alex?

Perché era lì e non ho saputo resistere alla tentazione.

Il mio ultimo spot: “Cucito e creatività”

Buongiorno a tutti, è bentornati dalle (spero) ferie!

Vorrei mettervi a conoscenza dell’ultimo spot realizzato, la campagna “Taglia, cuci, crea!” per il prodotto Cucito e creatività per conto di Fabbri/Centauria e Hachette.

Qui potete vedere il 15 secondi:
E qui potete vedere il 10 secondi:

Realizzare questo spot è stato veramente un piacere ed un onore, ho lavorato con tante persone estremamente in gamba, molte delle quali già le conoscevo, ma anche con alcune con cui ho collaborato per la prima volta, tra tutte la splendida attrice Gioia Mazzariello (Gioia di nome e di fatto).

Credo che potrete vedere questo spot su diversi canali nazionali.

Crediti:
Aiuto regia e producer: Claudia Maravalle
Direttore della fotografia: Giuseppe Ceravolo
Set dresser: Paola Maravalle
Produzione: Deltaframe.

Il futuro di PodCleaner

Mi sembra strano parlare del futuro di un’applicazione quando non è nemmeno uscita la sua primissima versione, ma mi piacerebbe condividere con voi quella che, nella mia testa, sarebbe una ideale road map per questo software.

Oggi

Al momento attuale ho quasi terminato di sviluppare le feature per la prima versione che contiamo di mettere in vendita questo autunno, è però torno intendo dire l’inizio e non dicembre…
L’unica cosa veramente “grandi” che manca è la possibilità di caricare diversi tipi di file, e non solo Wave mono.

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La prima versione del commercio consentirà anche di sincronizzare fino a tre file (una volta che ho capito come fare, probabilmente da quattro in su non sarà un problema, ma per adesso mi mantengo sul facile).

Un’altra feature che mi piacerebbe inserire nella prima versione è quella che, una volta terminata l’elaborazione, invia un’email a indicando che tutto è stato fatto.

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Diciamo che si tratta di una feature utile ma non necessaria, per cui, eventualmente, verrà implementata in una versione successiva, tipo la 1.1.

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Sempre per la versione 1.1, non mi dispiacerebbe inserire anche un qualche strumento che consentisse di ricavare in modo autonomo il livello di rumore di fondo, quando lo speaker non parla.

PodCleaner II

Oltre a consentire la sincronizzazione di infiniti file (non fermandosi a tre), penso che potrei PodCleaner 2.0 potrebbe risultare un prodotto più completo se consentisse di realizzare una puntata dall’inizio alla fine.

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Dopo avere registrato la voce, PodCleaner potrebbe consentire l’aggiunta di una sigla iniziale, di quella sigla finale, eliminare eventuali errori di registrazione, aggiungere degli stacchi, una musica di sottofondo ed infine produrre il risultato finale.

Per questa versione mi piacerebbe tanto riuscire a trovare il modo di realizzare una, seppur primordiale, riduzione del rumore.

Gli algoritmi di riduzione del rumore si basano essenzialmente sull’analisi del “silenzio”, ovvero sia del rumore di fondo comunque presente nel luogo di registrazione quando la persona non parla.

In linea teorica la cosa è relativamente semplice: si tratta di un semplicissimo noise gate che lavora a diverse bande di frequenza, per cui occorre effettuare la conversione nel dominio delle frequenze con una trasformata veloce di Fourier (FFT).

Facile a dirsi, leggermente meno facile da farsi.

Ciononostante non proprio impossibile…
PodCleaner III

Per questa terza versione mi piacerebbe poter introdurre il concetto di “programma”, per cui si possono creare diverse trasmissioni, importare gli asset come le sigle, distacchi, le musiche di sottofondo, gli effetti sonori, in modo da poter creare un template per le singole puntate.

Ovviamente, necessariamente, questa versione dovrebbe consentire anche la possibilità di registrare l’audio.

E, naturalmente, come fanno già gli altri software, impostare dei marker durante la registrazione in modo da segnarsi eventuali errori che correzioni da fare.

PodCleaner IV

La quarta incarnazione di PodCleaner dovrebbe chiamarsi “PodCleaner workgroup”.

Immagino PodCleaner a questo punto come un sistema distribuito in cui le trasmissioni vengono registrate da più persone contemporaneamente, ognuna delle quali possiede una copia del programma

La persona che ha organizzato l’evento è il “master”, e una volta che il master fa partire la registrazione questa parte sui computer di tutti gli altri utenti.

Una volta della registrazione finisce, termina per tutti, e ogni utente, in automatico, effettua le elaborazioni di analisi e pulizia.

Puliti i file, questi vengono automaticamente caricati su un server e scaricati dal software del master, che, sempre automatico, li sincronizza, in modo da essere pronti per la fase di editing finale: tagliare in testa in coda ed eventuali errori, aggiungere le sigle ed esportare.

Credo che, per tutti quelli che realizzano trasmissioni condivise, sarebbe effettivamente uno strumento di aiuto eccezionale: la possibilità di gestire trasmissioni con la registrazione condivise con un singolo clic.

Fantascienza?

Forse sto correndo troppo, e, molto sicuramente, conoscendo me stesso e la base di utenti, finirò per non realizzare nessuna versione di PodCleaner successiva alla prima.

Quello che voglio dire è che avrei le conoscenze tecniche e le idee su come realizzare tutte queste versioni dell’applicazione che sto programmando in questi giorni.

L’unica cosa su cui non ho le idee molto chiare è la riduzione del rumore basata sulla trasformata di Fourier.

Il resto saprei farlo e saprei anche come farlo (e ci vorrebbe comunque un sacco di tempo per farlo).

Non so perché vi sto raccontando queste cose, solo forse perché mi piace un po’ sognare ad occhi aperti.

Forse perché sono solo molto, molto ambizioso…