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È uscito trackSlate 1.5

ts15_twitterÈ uscito finalmente trackSlate versione 1.5! Completamente riscritto, velocissimo, sempre gesture-based e completamente remotabile!

Il futuro di trackSlate

Come ben sapete trackSlate è nato essenzialmente come costola di trackFinger: trackSlate era essenzialmente il ciak che si trova in trackFinger.

trackSlate

La peculiarità di trackSlate è stata sin dall’inizio, sin da quando era in trackFinger, la possibilità di modificare alcuni valori utilizzando le gesture.

Creare trackSlate non è stato molto difficile: è bastato modificare trackFinger con alcuni controlli in modo che tutte le aree relative alla gestione dei progetti, delle tracce, e del tracciamento, non fossero accessibili.

Non appena abbiamo pubblicato trackSlate, però, ci siamo resi conto che sarebbe stato possibile e anche utile aggiungere una funzionalità, che si è poi trasformata in trackSlate connect: la gestione remota del ciak attraverso una connessione Internet, pilotando un device come slave e utilizzando un altro device come master, oppure facendo uso di un computer, un PC o un Mac.

Per certi versi anche lo sviluppo di trackSlate connect è risultato essere relativamente facile: il nocciolo di tutto quanto è stato creato in un solo giorno, diciamo che ci abbiamo messo di più a disegnare la parte di interfaccia che il motore sottostante.

trackSlate connect interface

Adesso anche trackSlate connect è una realtà solida e funzionante.

Verrebbe da chiedersi: “cosa viene dopo?”

trackSlate user interface sketch

Diversi utenti di trackSlate e mi hanno chiesto se fosse possibile, in qualche modo, sviluppare una parte di programma che consenta di fare il report di una giornata di lavoro, un po’ come quanto accade in trackFinger: mantenere traccia di tutto quello che è avvenuto sul set, ore e tempo per ogni singola ripresa e, aggiungo io, una sorta di valutazione di essa.

trackSlate user interface sketch

Questa cosa, ovviamente, comporta, però, una certa dose di lavoro: una gestione dei progetti, un database per le singole riprese, e un sistema di annotazione, che consenta di aggiungere le note per le riprese che si fanno sul set.

Sono tutte cose che abbiamo già implementato in trackFinger, in qualche modo, ma che mi piacerebbe espandere e modificare in modo da rendere l’interfaccia ancora più fluida e amichevole.

trackFinger projects and tracks

Questo è quello su cui mi sto concentrando in questi giorni: trovare uno modo di rendere l’interfaccia e l’esperienza utente di trackSlate fluida, in modo tale che tutto il sistema di catalogazione sia, almeno, facile ed intuitivo quanto quello su carta.

La parte successiva, in uno sviluppo ulteriore, sarà quella di aggiungere molte più informazioni e dati alle singole riprese, come per esempio la focale utilizzata, l’otturatore, l’apertura, e altre note.

Tutte cose che possono essere fondamentali per chi si occupa di postproduzione.

Tutte queste cose già esistono in diverse altre applicazioni che fanno da ciak, e devo ammettere che funzionano piuttosto bene.

Verrebbe quindi da chiedersi come mai potremmo avere la voglia di realizzare tutte queste cose quando esistono già e sono, relativamente, a buon mercato.

Me lo chiedo anche io…

trackFinger e trackSlate sono essenzialmente degli esperimenti che la società per cui lavoro ha cercato di intraprendere: sono le prime applicazioni che abbiamo sviluppato per noi stessi e non conto terzi.

trackFinger e trackSlate

Capire come idearle, progettarle, svilupparle, venderle e promuoverle è stata ed è tuttora un’ottima scuola.

Una scuola da cui stiamo imparando tantissimo, però, e da cui i nostri clienti ne stanno beneficiando, perché le nostre applicazioni, seppur molto particolari, migliorano continuamente ogni volta che introduciamo un aggiornamento.

Certo, il mio sogno segreto è quello di realizzare un intero ecosistema per la gestione articolata di progetti e produzioni audiovisive, ma si tratta di qualcosa di talmente complesso e dall’impossibile ritorno economico che, probabilmente, rimarrà solo un’idea…

Quello che diventerà trackSlate in futuro, però, sarà qualcosa di effettivamente utile e di immediata comprensione per chiunque potrà utilizzarlo…

tf_logo_tSlate.3d (0-00-00-00)

Chi vivrà, vedrà…

Il video funziona davvero?

Ho sempre pensato, fino all’altro ieri, che il vero mezzo di comunicazione sociale degli ultimi 10 anni non fosse il video ma la foto.

Pubblichi una foto su Facebook, su Instagram, o dove cavolo ti pare (su Twitter il discorso è leggermente diverso ) e questa viene immediatamente dista da un sacco di gente.

Poi, però, ieri, per puro sfizio, ho pubblicato questo video:

direttamente su Facebook, senza passare attraverso YouTube.

Cercavo di capire se la pubblicazione di un video direttamente in finestra su Facebook consentisse di raggiungere un pubblico più ampio.

Facebook, ho scoperto, grazie al caro amico Justen Rosati, adesso fa partire il video in automatico non appena si inquadra con la finestra il riquadro del video stesso.

Questo ha comportato un boom di visualizzazioni e di interazioni senza precedenti, qualcosa che ha praticamente triplicato il numero medio di visualizzazione di un post su trackFinger su Facebook.

Uno rimasto sconcertato dalla risposta che questo video, con tutti i suoi limiti (e ne ha moltissimi) ha suscitato.

I miei numeri sono sempre molto bassi, però, anche se bassi, mi consentono di capire e di indagare su come e dove la comunicazione si sta spostando (oppure dove si è già spostata e io, con la grande fatica che contraddistingue noi vecchi, cerco di inseguirla).

Ho realizzato questo video completamente da solo durante il weekend di Pasqua; sabato ho raccolto le informazioni e i modelli 3D per iPhone e iPad, domenica ho realizzato l’animazione particellare e il logo; lunedì ho catturato il video e lo inserito come testo dentro questi modelli 3D, in modo da ottenere l’animazione.

Qualcuno potrebbe, o, meglio, dovrebbe chiedersi chi ha registrato l’audio, non ho voglia rispondermi perché mi piace mantenere quel mistero che contraddistingue noi giovani (?) che portiamo gli occhiali neri…

Quello che volevo dire è che, effettivamente, il video è uno strumento di comunicazione potentissimo, e se Facebook ha imparato questa simpatica lezione, significa che la comunicazione visiva torna ad essere un elemento preponderante è un ottimo strumento di marketing.

Cosa dobbiamo imparare da tutto questo?

Prima di tutto la maggior parte delle fruizioni di questo video avverrà non su un computer da scrivania o un portatile ma da un device mobile, che sia un telefono o un tablet.

Su questi device, anche se sono connessi in Wi-Fi, per qualche motivo a me ancora ignoto (probabilmente le risorse di calcolo e la banda) la qualità dei video è molto bassa, sia in termini di risoluzione sia in termini di occupazione.

Significa che il video che vanno su Facebook, ancor più di quelli di YouTube, devono essere pensati per essere fruiti su schermi molto piccoli (anche tre pollici, se non due, quando il device è tenuto in verticale mentre il video è in orizzontale) e devono avere scritte e movimenti compatibili con la bassa definizione e la compressione elevata.

Siamo tornati oggi come se fossimo nel 1997, in cui chi si occupa di creare contenuti deve essere conscio del fatto che questi contenuti verranno visualizzati come attraverso un imbuto e degli occhiali molto stessi: sapere a cosa si va incontro e modificare la grafica in movimento in modo compatibile.

Comprimere video tornerà ad essere un’arte, un’arte dettata dall’esperienza, come tanti anni fa, e, magari, proprio quello che si era scritto e detto 15 anni or sono, torna ad essere attuale…

Non vi lascio con delle risposte, non sia mai, ma con una promessa: se il video diventa uno strumento pubblicitario di carattere sociale, e stavolta finalmente forse ci siamo davvero, allora anche il modo e la struttura di produzione degli stessi ed il format di visualizzazione deve cambiare.

Aspettatevi allora tanti video molto brevi al posto di tante immagini…