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Il capo (#405)

Potrebbe succedere davvero… Naaaaaaa….

Il capo

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Gloria a trackFinger!

Questa mattina, come sempre, mi sono svegliato e ho aperto il mio a iPad per vedere cosa è successo nel mondo durante la notte (leggasi sfogliare la timeline di Twitter).

Con mia grande sorpresa ho trovato tanti tweet relativi a trackFinger for After Effects, qualcuno che chiedeva informazioni e qualcun altro che rispondeva che la nostra app funziona, funziona anche bene.

La cosa che più mi ha inorgoglito, però, è stato questo tweet di questa persona, Stu Maschwitz, che magari molti di voi non conoscono, ma che per quanto mi riguarda è uno dei miei eroi:

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Insomma, trackFinger è un’app molto particolare, il 99,9% delle persone non capirà mai a cosa serve, ma per quell’una persona su mille si tratta di uno strumento che consente di migliorare il proprio lavoro, di farlo più velocemente.

E quando scopre di avere lavorato per una nicchia, ma per quella nicchia hai lavorato davvero bene…

Beh, oggi la mia giornata inizia con un gran bel sorriso! E volevo condividerlo con voi.

Il mio ultimo video: Heart Box

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Prima che pensiate che ormai faccio solo vignette in cui c’è una rappresentazione grafica (più bella) di me, ecco a voi, con grande piacere, che vi presento il mio ultimo lavoro: il video musicale “Heart Box” dei fantastici Love Frame:

Non fate i cacconi e guardatevelo a schermo intero!

Abbiamo iniziato lavorare su questo video diversi mesi fa, vagliando diverse ipotesi ed affinando la struttura visiva dei quattro minuti che vedete qui, nel corso delle settimane.

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Abbiamo girato in Studio Stendhal a novembre, per il 70% su sfondo nero e per il restante 30% su green screen, utilizzando per tutto il video la fantastica Canon EOS 7D Mark II, Messoci a disposizione gentilmente da Canon stessa!

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Ci sono tante persona che vorrei ringraziare e sono tutte segnate nei crediti del video su YouTube. Ciononostante sono volutamente e moralmente obbligato a farlo anche qui, perché senza ognuno di loro questo video non sarebbe stato lo stesso, anzi, probabilmente non sarebbe nemmeno arrivato a concludersi:

Una produzione Deltaframe
Alex Raccuglia (regia + post)
Claudia Maravalle (makeup)
Lorenzo Giordano (aiuto regia)
Gianni Troiano (camera)
Giovanna Sala (camera equipment)
Gianluca Sanna (foto)
E tante grazie a: Micaela Romano, Luca Pianigiani, Canon Italia
Girato interamente con Canon EOS 7D mark II

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Certo, ci sarebbero un sacco di cose da dire e da mostrare, e probabilmente più avanti un paio di tutorial su come abbiamo fatto le esplosioni di particelle nel ritornello o gli occhi neri di Dave ci possono anche stare. Vedremo…

Ah, un sentito grazie a Jo, che come qualche anno fa, mi ha prestato le Lensbaby!

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Grazie a tutti voi, grazie soprattutto ai Love Frame che mi danno l’occasione di giocare con le immagini come non potrei fare altrimenti… ❤️

Il mio ultimo lavoro: “K Nel mare del tempo” (booktrailer)

Come vi avevo già anticipato, la fine di agosto la prima metà di settembre sarebbero stati momenti molto intensi, per quanto riguarda la mia professione, dato che escono ben quattro nostri lavori di ottima qualità (a parer mio).

Dopo lo spot di “cucito e creatività”, ecco il mio secondo lavoro: il booktrailer per il libro “K nel mare del tempo” di Elisabetta Cametti ed edito da Giunti editore:

Come potete vedere si tratta di un booktrailer dal respiro decisamente più ampio rispetto a quello a cui si è abituati per le promozioni letterarie.

È un prodotto più complesso e, ovviamente, dal budget relativamente più alto rispetto a quello non solo della media, ma probabilmente della totalità dei trailer dei libri.

Come ripeto spesso, realizzare un booktrailer è molto difficile, per due motivi:
1. Il linguaggio è quello del trailer cinematografico ma non si ha a disposizione nessun materiale girato, tutti i contributi devono venire realizzati ad hoc oppure acquistati in libreria;
2. Il budget è di solito molto, molto, molto basso…

Nel caso di questa produzione, pur essendo il budget molto basso se paragonato ad uno spot o anche ad un promozionale web, siamo riusciti comunque a realizzare diversi contributi e ad acquistarne degli altri in modo da riuscire a confezionare questo prodotto, decisamente sopra il livello della produzione letteraria tradizionale.

Per la presentazione ufficiale del libro, la prima delle diverse che avranno luogo in tutta la nostra penisola, l’appuntamento è fissato per il 24 settembre a Gattinara, incontro in cui sarà, naturalmente, presente anche l’autrice, Elisabetta Cametti.

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Elisabetta Cametti

 

P.S.
Molti dei contributi sono stati realizzati in green screen, e/o mischiando contributi tradizionali con altri in compositing.

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Abbiamo anche realizzato un making of, un video piuttosto interessante che spiega come abbiamo prodotto tutti questi effetti digitali, ma non possiamo mostrarvelo se non fra qualche settimana. Oppure, se venite a trovarci alla presentazione, lo potrete vedere di persona… 🙂

Il mio ultimo spot: Kombat Dragon Revive

Da tanto tempo non mi faccio sentire su questa piazza, e quando lo faccio di solito parlo dei miei due piccoli figliocci: trackSlate e trackFinger.

Oggi però voglio tornare a parlare di spot televisivi e di effetti speciali cogliendo l’occasione per presentarvi l’ultimo spot che ho realizzato: Kombat Dragon Revive.

A prima vista potremmo dire che questo spot è molto simile, se non uguale, agli altri che ho realizzato per la serie Kombat Dragon.

Però, per questo, abbiamo sperimentato delle tecniche nuove che ci hanno consentito di girare tutto lo sport senza dover costruire un diorama con elementi fisici.

La sceneggiatura prevedeva che questi draghi, formati da scheletri, sorgono in un pianeta la cui superficie è completamente costituita da ossa e tedeschi, una landa sterminata di resti animali.

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Ovviamente non saremmo mai riusciti a costruire un diorama costituito da ossa, proprio perché non saremmo riusciti mai a trovarne abbastanza.

Motivo per cui abbiamo deciso di creare un mondo completamente sintetico in cui ossa e tedeschi fossero generate al computer su modelli tridimensionali.

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Per la prima volta, in modo così massiccio, abbiamo girato tutte le sequenze su green screen e poi abbiamo fatto tracking 3D, questo perché lo scopo di tutte le sequenze era quello di effettuare un’estensione del setta massiccia: soltanto il personaggio è reale mentre tutto il resto è sintetico.

Dato che non siamo passati attraverso un programma 3D ma solo con il compositing, abbiamo ricreato le montagne le valli con modelli tridimensionali sui quali abbiamo applicato delle texture realizzate mettendo insieme le fotografie di 50 ossa e tedeschi.

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Nelle zone più ravvicinate, quelle in cui il soggetto è a contatto con la superficie tridimensionale, invece, ci siamo rivolti a sistemi particellare sui quali abbiamo inserito diversi Sprite.

Ogni sprite è essenzialmente una fotografia di un teschio, di un osso o di un altro tipo di resto e sono costantemente rivolti verso la camera.

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Per simulare la luce del sole e i raggi del tramonto, abbiamo effettuato la conversione di oggetti tridimensionali (punti sui quali abbiamo applicato il lens flare) in punti bidimensionali per poter applicare effetti non 3D.

Prima e dopo Trapcode Shine
Prima e dopo Trapcode Shine

Come sempre, per mio stile personale, ho cercato quanto più possibile di utilizzare degli oggetti reali compositandoli in un mondo 2.5D, perché quanto più gli oggetti sono veri tanto più l’ambiente diventa verosimile (per quanto possa essere verosimile un mondo popolato da draghi scheletro).

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Un’ultima nota vorrei che fosse dedicata alla sequenza finale, un unico piano sequenza in cui abbiamo una ripresa di un drago che si trova sulla cima di una collina, che poi si dissolve nella lo stesso drago sul braccio dell’attore bambino.

A questo punto c’è uno stacco, l’attore abbassa il braccio (tra l’altro una ripresa effettuata al contrario) e poi, sempre di continuo, questo drago “esplode” e poi “implodere” nella confezione che poi va a finire insieme ad altre 11 nell’espositore.

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Questa sequenza mi ha fatto venire davvero il mal di testa per l’insieme di elementi dei quali è composta.

Sarebbe interessante, per voi, che mi raccontassi come sono riuscito a fare esplodere e implodere il drago, ma forse, questa volta, mi tengo questo piccolo segreto per me, un cuoco non può spiegare ogni singolo particolare delle proprie ricette, no?

Ok, ok, adesso so che sto per passare per stronzo, per cui vi rassicuro: si tratta di qualcosa di molto più semplice di quanto possa sembrare e l’esplosione e l’implosione sono essenzialmente realizzati con espressioni che fanno portare un pezzo da un punto verso un altro punto, facendogli compiere un arco “pesato”sulla base del tempo trascorso (qualche fotogramma, dato che si tratta di una sequenza molto veloce).

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Questo credo che la cosa più interessante di tutto questo lavoro, sia comunque l’integrazione di oggetti reali bidimensionali tirati su green screen e l’estensione del set in tre dimensioni in modo da inserire le miniature in un diorama completamente sintetico.

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O forse, forse, la cosa più interessante di questo sport è la sua “forza”, perché, pur essendo una pubblicità per bambini, mostra sangue, morte e distruzione

Come vi ho detto sempre, forse io non sono un regista di spot televisivi, semplicemente creo dei trailer cinematografici di prodotti che si vendono nei negozi…

trackFinger 1.3.1: nuova grafica nella comunicazione

Oggi è uscita la versione 1.3.1 di trackFinger, che tra l’altro è pienamente compatibile con trackSlate connect.

Questa versione comporta un paio di migliorie tecniche ma anche un cambio nella comunicazione.

Prima di tutto una nuova icona dell’app, più scura, con colori più aggressivi:

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E poi abbiamo introdotto tutta una nuova comunicazione per gli screenshot dell’app all’interno di iTunes, che non riportano più le immagini dell’app stessa ma composizioni che servono alla comunicazione:

trackFinger

trackFinger

trackFinger

trackFinger

trackFinger e trackSlate

Non so voi, ma secondo me così la cosa assume tutta un’altra immagine…

L’ultimo abisso: showreel degli effetti visivi

Sto lavorando da qualche settimana alla post produzione degli effetti visivi de “L’ultimo abisso”, un corto di Luca Ardemagni prodotto da Leadbetter.

Questo è un piccolo showreel degli effetti digitali, con un po’ di prima e dopo…

Ovviamente c’è di mezzo anche trackFinger