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Dietro le quinte de “Il regista”: prima parte

Come promesso inizio adesso una serie di articoli che illustreranno, più o meno, come siamo giunti alla realizzazione di questo booktrailer:

La primissima inquadratura potrebbe sembrare a prima vista relativamente semplice: si tratta essenzialmente di un opening shot, che fa anche da establishment.

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È un’inquadratura aerea di una città, di una metropoli, e anche se non viene espressamente citato, si lascia intendere che si tratta di New York, non tanto per la forma dei grattacieli quanto perché la città che non dorme mai è proprio quella che più spesso, nel linguaggio e nel meta linguaggio, viene rappresentata con questo tipo di inquadrature da elicottero.

Non disponendo delle riprese della vera New York, abbiamo pensato di creare da zero la struttura cittadina, facendo uso (naturalmente) del package Metropolitan pack di Video Copilot.

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Chi mi segue sarà sicuramente che ho utilizzato molto spesso, alcune volte anche a sproposito, questo pacchetto, ma dato che volevo iniziare con un’inquadratura notturna ho ben pensato che questi palazzi potessero essere ben rappresentati senza una luce dominante.

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In più, dato che lo stile scelto per questo booktrailer era quello essenzialmente grafico, totalmente contrastato, e con solo due colori, abbiamo fatto di necessità virtù e, in parole povere, di tutti i palazzi abbiamo rende rizzato soltanto il canale della luce, ovverosia quello delle finestre.

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Questo ha consentito, con grande facilità, di non rappresentare una città vera e propria, ma la sua idea, la sua stilizzazione, attraverso un bianco e nero che mostrasse soltanto i punti di luce diretta.

L’inquadratura si apre, tra l’altro, non proprio con una dissolvenza, ma con un effetto di chiave che consente di mostrare tutte queste finestre inizialmente come se fossero dei piccoli puntini luminosi, lasciando quasi ad intendere che si tratta di chi stelle e non di una città.

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Un po’ come se invece di guardare dall’alto verso il basso facessimo l’esatto contrario.

Si tratta di un’inquadratura in cui la prospettiva è quella di avvicinamento, la camera, seppur quasi zenitale, si muove in direzione coerente con lo spettatore, e se ci fate caso questa è l’unica scena in tutto il booktrailer in cui questo accade; ma parleremo del linguaggio di queste carrellate, negli articoli futuri.

Per rendere viva la città ho pensato di aggiungere anche le luci del traffico, per cui ho realizzato alcuni elementi di strada con le luci rosse degli stop (o di posizione) e luci bianche per gli illuminatori.

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Se ci fate caso quei puntini rossi sono l’unica nota di colore di questa inquadratura, e non è un caso che il rosso sia fondamentalmente il colore dominante di questo booktrailer, perché anche il colore del sangue, ma anche del pericolo, della soglia di attenzione.

Si tratta pur sempre di un thriller…

Sempre se ci fate caso quelle luci rosse e bianche si muovono leggermente, tra l’altro nemmeno al unisono, un po’ rappresentare (sebbene a rallentatore) l’impressione del traffico cittadino.

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Non so quanto di questo movimento secondario venga percepito razionalmente, ma, soprattutto insieme ai rumori del traffico, secondo me fornisce un buon sostegno alla narrazione empatica.

Quello che ci dice questa inquadratura, tra l’altro relativamente breve (ma si tratta comunque pur sempre di un trailer) è che ci stiamo avvicinando a qualcosa, stiamo entrando, e il luogo in cui tutto quanto avvenga è una grande città, nell’immaginario collettivo l’isola di Manhattan.

Bene, per questa volta è tutto, a risentirci nei prossimi giorni con nuovi articoli che raccontano i retroscena di questo filmato.

Il capo (#384)

Sapete che, teoricamente, questa dovrebbe essere l’ultima #bignetta del libro terzo? Ebbene sì, 128 x 3 = 384. Ciononostante credo che lo tirerò un po’ più in là, almeno per arrivare a 400, tanto ne mancano solo 12…

Ah, comunque tutto quello che leggete in questa vignetta è vero:

Il capo

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Il capo (#333) con il making of!

Oggi, in occasione del palindromico e ripetitonico numero 333, ho deciso di regalarvi una #bignetta semplice, ma con anche il video che mostra, in time lapse, come l’ho realizzata!

Il capo

E, come promesso, ecco qui il making of:

Comprate il libro de Il capo su iBookStore!

Il mio ultimo video: Heart Box

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Prima che pensiate che ormai faccio solo vignette in cui c’è una rappresentazione grafica (più bella) di me, ecco a voi, con grande piacere, che vi presento il mio ultimo lavoro: il video musicale “Heart Box” dei fantastici Love Frame:

Non fate i cacconi e guardatevelo a schermo intero!

Abbiamo iniziato lavorare su questo video diversi mesi fa, vagliando diverse ipotesi ed affinando la struttura visiva dei quattro minuti che vedete qui, nel corso delle settimane.

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Abbiamo girato in Studio Stendhal a novembre, per il 70% su sfondo nero e per il restante 30% su green screen, utilizzando per tutto il video la fantastica Canon EOS 7D Mark II, Messoci a disposizione gentilmente da Canon stessa!

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Ci sono tante persona che vorrei ringraziare e sono tutte segnate nei crediti del video su YouTube. Ciononostante sono volutamente e moralmente obbligato a farlo anche qui, perché senza ognuno di loro questo video non sarebbe stato lo stesso, anzi, probabilmente non sarebbe nemmeno arrivato a concludersi:

Una produzione Deltaframe
Alex Raccuglia (regia + post)
Claudia Maravalle (makeup)
Lorenzo Giordano (aiuto regia)
Gianni Troiano (camera)
Giovanna Sala (camera equipment)
Gianluca Sanna (foto)
E tante grazie a: Micaela Romano, Luca Pianigiani, Canon Italia
Girato interamente con Canon EOS 7D mark II

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Certo, ci sarebbero un sacco di cose da dire e da mostrare, e probabilmente più avanti un paio di tutorial su come abbiamo fatto le esplosioni di particelle nel ritornello o gli occhi neri di Dave ci possono anche stare. Vedremo…

Ah, un sentito grazie a Jo, che come qualche anno fa, mi ha prestato le Lensbaby!

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Grazie a tutti voi, grazie soprattutto ai Love Frame che mi danno l’occasione di giocare con le immagini come non potrei fare altrimenti… ❤️

PodCleaner spiegato in un video

Allora, si tratta ancora di una versione più che alfa, i testi sono da rivedere e lo speakeraggio pure, ma questo è, più o meno, il video che spiega cos’è PodCleaner e perché può essere uno strumento più che ottimale per chi fa podcast (ma non solo):

ESCAPE: la “campagna stampa”

Per il video ESCAPE, di Love Frame, del quale potete vedere qui un breverrimo teaser:

mi sono occupato anche della campagna di promozione dell’evento di presentazione, il 14 settembre 2014 presso il Rock ‘n Roll di Rho.

Ogni giorno pubblichiamo sul sito una di queste immagini, tratte dal video:

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Mi piace molto il contrasto tra le immagini, crude, e il layout scelto per il titolo del video, invece asettico ed essenziale.

Oh, sono proprio contento! 😀

Il video funziona davvero?

Ho sempre pensato, fino all’altro ieri, che il vero mezzo di comunicazione sociale degli ultimi 10 anni non fosse il video ma la foto.

Pubblichi una foto su Facebook, su Instagram, o dove cavolo ti pare (su Twitter il discorso è leggermente diverso ) e questa viene immediatamente dista da un sacco di gente.

Poi, però, ieri, per puro sfizio, ho pubblicato questo video:

direttamente su Facebook, senza passare attraverso YouTube.

Cercavo di capire se la pubblicazione di un video direttamente in finestra su Facebook consentisse di raggiungere un pubblico più ampio.

Facebook, ho scoperto, grazie al caro amico Justen Rosati, adesso fa partire il video in automatico non appena si inquadra con la finestra il riquadro del video stesso.

Questo ha comportato un boom di visualizzazioni e di interazioni senza precedenti, qualcosa che ha praticamente triplicato il numero medio di visualizzazione di un post su trackFinger su Facebook.

Uno rimasto sconcertato dalla risposta che questo video, con tutti i suoi limiti (e ne ha moltissimi) ha suscitato.

I miei numeri sono sempre molto bassi, però, anche se bassi, mi consentono di capire e di indagare su come e dove la comunicazione si sta spostando (oppure dove si è già spostata e io, con la grande fatica che contraddistingue noi vecchi, cerco di inseguirla).

Ho realizzato questo video completamente da solo durante il weekend di Pasqua; sabato ho raccolto le informazioni e i modelli 3D per iPhone e iPad, domenica ho realizzato l’animazione particellare e il logo; lunedì ho catturato il video e lo inserito come testo dentro questi modelli 3D, in modo da ottenere l’animazione.

Qualcuno potrebbe, o, meglio, dovrebbe chiedersi chi ha registrato l’audio, non ho voglia rispondermi perché mi piace mantenere quel mistero che contraddistingue noi giovani (?) che portiamo gli occhiali neri…

Quello che volevo dire è che, effettivamente, il video è uno strumento di comunicazione potentissimo, e se Facebook ha imparato questa simpatica lezione, significa che la comunicazione visiva torna ad essere un elemento preponderante è un ottimo strumento di marketing.

Cosa dobbiamo imparare da tutto questo?

Prima di tutto la maggior parte delle fruizioni di questo video avverrà non su un computer da scrivania o un portatile ma da un device mobile, che sia un telefono o un tablet.

Su questi device, anche se sono connessi in Wi-Fi, per qualche motivo a me ancora ignoto (probabilmente le risorse di calcolo e la banda) la qualità dei video è molto bassa, sia in termini di risoluzione sia in termini di occupazione.

Significa che il video che vanno su Facebook, ancor più di quelli di YouTube, devono essere pensati per essere fruiti su schermi molto piccoli (anche tre pollici, se non due, quando il device è tenuto in verticale mentre il video è in orizzontale) e devono avere scritte e movimenti compatibili con la bassa definizione e la compressione elevata.

Siamo tornati oggi come se fossimo nel 1997, in cui chi si occupa di creare contenuti deve essere conscio del fatto che questi contenuti verranno visualizzati come attraverso un imbuto e degli occhiali molto stessi: sapere a cosa si va incontro e modificare la grafica in movimento in modo compatibile.

Comprimere video tornerà ad essere un’arte, un’arte dettata dall’esperienza, come tanti anni fa, e, magari, proprio quello che si era scritto e detto 15 anni or sono, torna ad essere attuale…

Non vi lascio con delle risposte, non sia mai, ma con una promessa: se il video diventa uno strumento pubblicitario di carattere sociale, e stavolta finalmente forse ci siamo davvero, allora anche il modo e la struttura di produzione degli stessi ed il format di visualizzazione deve cambiare.

Aspettatevi allora tanti video molto brevi al posto di tante immagini…